I nomi, i numeri di telefono e gli indirizzi di posta elettronica di oltre 40.000 dipendenti del Dipartimento per la sicurezza interna (DHS) sono stati pubblicati da Distributed Denial of Secrets, un’organizzazione senza scopo di lucro per la trasparenza dei dati, che ha annunciato la diffusione mercoledì. Il materiale riguarda anche il personale impegnato nella sorveglianza e nella raccolta di informazioni attraverso contatti umani.
Tra i dipendenti del DHS interessati figurano quelli di Immigration and Customs Enforcement, Customs and Border Protection, Homeland Security Investigations, Cybersecurity and Infrastructure Security Agency e altre agenzie del dipartimento. Oltre ai recapiti, sono state diffuse le qualifiche professionali e le liste di distribuzione della posta elettronica: informazioni che indicavano quali agenti fossero assegnati alle operazioni speciali, alla sorveglianza, all’informatica forense e alle attività sotto copertura.
Il DHS ha dichiarato di essere «a conoscenza di una possibile violazione» e di essere «attivamente al lavoro per affrontare la situazione in modo rapido ed efficace». Il dipartimento ha assicurato di lavorare per proteggere adeguatamente il personale e di voler informare il pubblico «quando saranno disponibili maggiori informazioni».
L’origine dei dati e la risposta di Okta
Secondo Emma Best, cofondatrice di Distributed Denial of Secrets, il gruppo che si fa chiamare Department of Peace ha raccolto i dati dal servizio di accesso Okta utilizzato dal DHS. A marzo, lo stesso gruppo aveva rivendicato un attacco informatico al dipartimento e pubblicato documenti sui contratti con fornitori esterni.
In risposta a una domanda di Reuters, Okta ha dichiarato: «Okta è sicura e non abbiamo prove che i nostri dati o sistemi siano stati compromessi».
Reuters non ha potuto verificare immediatamente l’autenticità dell’intero archivio, ma ha confrontato le informazioni personali di sei dipendenti con i registri delle agenzie di informazioni creditizie e con i dati di precedenti violazioni raccolti da District 4 Labs, una piattaforma di analisi della rete oscura.
L’agenzia ha inoltre telefonato a tre dipendenti, confermandone i numeri e altri dettagli. Uno ha dichiarato di non aver saputo prima della violazione. In diversi casi, le informazioni coincidevano con quelle dei profili LinkedIn; in altri, riguardavano gli organigrammi interni del DHS oppure programmi e operazioni non divulgati.
Lo strumento di ricerca e le altre violazioni
Emma Best ha attribuito all’attivista informatica e giornalista nota come maia arson crimew lo sviluppo di uno strumento di ricerca per consultare i dati. Secondo Best, permetterebbe di «sostituire l’anonimato con la responsabilità», aiutando i giornalisti, orientando le richieste di accesso agli atti e rafforzando il controllo del Congresso. Crimew ha parlato di «materiale FOIA per gli anni a venire!».
Il messaggio allegato ai dati sostiene che i dipendenti del DHS «hanno le nostre informazioni, quindi è giusto che noi abbiamo le loro» e auspica che il materiale «possa essere usato per limitare ulteriori danni da parte del DHS e sostenga tutti gli sforzi in questa direzione».
Si tratta della terza grande fuga di dati governativi finita al centro delle notizie nell’ultimo mese. A settembre, ShinyHunters aveva affermato di aver sottratto al Federal Bureau of Investigation un vasto archivio comprendente informazioni professionali sensibili e dati medici di migliaia di dipendenti.
La scorsa settimana, il Dipartimento della Difesa è stato oggetto di un’azione collettiva dopo una violazione che aveva esposto i dati di milioni di militari in servizio e non più in servizio.
