Gli incidenti informatici di particolare gravità noti a livello mondiale hanno raggiunto 4.911 casi nel primo semestre 2026: è il numero più alto mai registrato da Clusit in un semestre. Il dato supera del 105% quello dei sei mesi precedenti, quando gli episodi erano stati 2.392, e del 71% quello del primo semestre 2025.
In sei mesi si è raggiunto il 93% degli incidenti dell’intero 2025, con una media mensile di 819 episodi. I numeri sugli incidenti informatici sono contenuti nell’aggiornamento semestrale del Rapporto Clusit 2026, presentato a Verona. L’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica rappresenta oltre 700 organizzazioni di tutti i settori del Sistema-Paese e collabora con ministeri, autorità e istituzioni.
In Italia diminuiscono gli incidenti informatici, ma aumenta la gravità
In Italia gli incidenti noti sono stati 245, in calo rispetto al picco di 280 del primo semestre 2025. La quota italiana sul totale mondiale è scesa al 5%. La distribuzione per gravità è però lievemente peggiorativa rispetto a quella globale: gli episodi di livello «elevato» sono aumentati di quasi 20 punti percentuali, arrivando al 57% del totale.
È cambiata anche la natura delle azioni. Come nel resto del mondo, sono diminuite quelle dimostrative condotte per promuovere cause politiche, sociali o ideologiche, in particolare contro la Pubblica amministrazione. Sono invece cresciuti i crimini informatici contro le imprese: il settore manifatturiero è salito al primo posto, mentre sanità ed energia hanno registrato un calo.
Il software malevolo è tornato a essere la tecnica più frequente negli incidenti nel nostro paese, con il 43% dei casi, contro il 22,7% del 2025. Tra le possibili ragioni della diminuzione delle azioni dimostrative, i ricercatori di Clusit indicano il «miglioramento di procedure e difese a seguito dell’entrata in vigore della Legge 90/2024 e della normativa NIS2».
Gli agenti IA e gli attacchi interamente automatizzati
L’analisi richiama il ruolo dell’intelligenza artificiale anche alla luce degli sconfinamenti degli agenti IA documentati di recente da OpenAI, Anthropic e Google. I primi segnali di attacchi automatizzati con l’intelligenza artificiale portano i ricercatori a prevedere un effetto moltiplicatore sulle capacità offensive.
Gli studiosi si aspettano in un prossimo futuro «uno scenario di attacchi interamente automatizzati in cui gruppi di agenti IA agiranno in modo coordinato adattando le strategie e combinando tecniche diverse e vulnerabilità anche banali per violare i sistemi delle organizzazioni».
Per i ricercatori servono con urgenza una gestione adattiva, responsabilità condivise e difese specifiche per l’IA: contromisure capaci di rispondere in modo rapido, automatizzato e predittivo, per compensare l’aumento dei volumi e della velocità degli attacchi.
Per Anna Vaccarelli, presidente di Clusit, il rischio sta cambiando natura. La sicurezza informatica, ha affermato, va considerata il fondamento della continuità operativa e una responsabilità collettiva a sostegno della resilienza nazionale, non un costo di conformità.
