Protesta davanti a Montecitorio dei caregiver contro il disegno di legge promosso dalla ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli, sul riconoscimento e il sostegno ai caregiver familiari. Al centro della contestazione, le risorse previste, i requisiti di accesso ai contributi e le difficoltà quotidiane delle famiglie che assistono persone con disabilità. Alla mobilitazione, promossa dalla Rete Caregiver e Disabilità Italia (RCDI), hanno aderito diverse associazioni, tra cui Autismo Fuori dal Coro, Mamme Aut, Tutti a Scuola e ANGSA Vesuvio.
“Questo ddl parte già con una disabilità: meglio che non fosse stato fatto, perché porta solo discriminazione”, denuncia una delle persone presenti, contestando il contributo previsto di circa 400 euro al mese. Secondo i manifestanti, i limiti legati al reddito personale da lavoro e all’Isee rischiano di escludere numerose famiglie, anche in presenza di piccoli guadagni. “Se faccio un lavoretto part-time, anche da 300 euro, sono fuori”, afferma una caregiver, sottolineando che l’assistenza richiede un impegno continuo e comporta spese elevate per terapie e personale specializzato.
Dura anche la denuncia sull’assenza di rappresentanti istituzionali durante la protesta. “Siamo qui da stamattina, non si è affacciata per niente, non ha mandato nessun delegato. Ci ha proprio ignorati”, racconta una manifestante, descrivendo la condizione di chi assiste un familiare con disabilità: “Siamo prigionieri in casa nostra, non abbiamo più una vita, non siamo più liberi nemmeno di fare una passeggiata. Prendere un caffè per noi è diventato un lusso”.
Tra le testimonianze, quella di una madre con un figlio autistico con necessità di assistenza molto elevate, che racconta di essersi rivolta alle istituzioni per chiedere aiuto senza trovare, a suo dire, risposte adeguate. I manifestanti segnalano inoltre famiglie costrette a indebitarsi per sostenere i costi delle terapie e altre che non riescono a garantire ai figli i trattamenti necessari per ragioni economiche.
Dalla Sicilia è arrivato anche un padre di un bambino affetto da una rara malattia genetica, che contesta l’adeguatezza del contributo rispetto alle spese sostenute dalle famiglie. “Come si fa a dare dignità ai caregiver con 400 euro al mese? Io non lavoro per assistere mio figlio. Solo per le terapie, quando vado a Genova due volte all’anno, spendo 2mila euro ogni volta”, afferma, chiedendo alla ministra quale sia il significato concreto della parola dignità per chi si prende cura ogni giorno di un familiare.