L’Inps ha presentato a Roma il 27 ottobre 2026 un assistente digitale che risponde alle richieste formulate in linguaggio naturale, anche senza conoscere il nome della prestazione cercata. Si chiama Arianna ed è basato sull’intelligenza artificiale generativa. Disponibile sul portale istituzionale e nell’applicazione Inps Mobile, offre informazioni e orientamento prima dell’accesso.
Il servizio è pensato come punto di accesso unico a oltre 400 prestazioni: pensioni e previdenza, lavoro, sostegni, sussidi e indennità, servizi per imprese e liberi professionisti. Le risposte utilizzano esclusivamente contenuti verificati dall’Istituto.
Inps Arianna e i risultati dei test con gli utenti
La presentazione di Arianna ha incluso i primi risultati delle prove con gli utenti. Secondo l’Inps, il 97% dei casi d’uso è stato completato con successo, con un miglioramento di 36,6 punti rispetto alla versione precedente.
Per il presidente dell’Inps Gabriele Fava, la possibilità di utilizzare il proprio linguaggio semplifica l’accesso ai servizi. «La tecnologia più avanzata è anche la più semplice da usare, e dà di più a chi ha meno strumenti», ha affermato. La direttrice generale Valeria Vittimberga ha descritto l’Istituto come un polo di innovazione sociale e tecnologica e un «abilitatore sistemico della Pubblica Amministrazione», pronto a condividere ciò che sviluppa.
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri per l’Innovazione Alessio Butti ha osservato che «per molto tempo abbiamo chiesto al cittadino di imparare il linguaggio dell’amministrazione». Con Arianna, invece, «l’Inps permette ai cittadini di esprimere le proprie esigenze con parole semplici»: è la direzione dello «Stato agentico» a cui lavora il Governo, ha aggiunto.
I modelli linguistici e la tutela dei dati personali
L’Inps distingue due percorsi nell’impiego dell’intelligenza artificiale generativa, in base alle informazioni da trattare. Arianna utilizza modelli linguistici «standard di mercato», tra i quali è stato citato OpenAI, perché opera soltanto sui contenuti pubblici dell’Istituto, non sui dati personali degli utenti.
Massimiliano D’Angelo, direttore centrale Tecnologia, informatica e innovazione dell’Inps, ha spiegato che in questo caso «tutte le informazioni sono note e standard» e possono essere utilizzate senza difficoltà nella gestione della riservatezza.
Il secondo percorso riguarda AI Welfare, un modello dedicato al welfare che, secondo D’Angelo, consentirà in futuro di «andare oltre» e svolgere anche «attività dispositive», cioè operazioni concrete sulle pratiche. Per questi servizi, destinati a utilizzare le informazioni dei singoli cittadini, entrano in gioco la protezione dei dati personali e la tutela della riservatezza.
L’Istituto lavora quindi con modelli aperti, tra cui il francese Mistral e l’italiano Velvet. A differenza dei modelli proprietari, possono essere installati sulle infrastrutture dell’ente: D’Angelo ha spiegato che le informazioni e il modello vengono gestiti interamente all’interno dell’Inps, dall’inizio alla fine.
