Cuba presenterà il testo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite martedì e mercoledì, chiedendo la fine delle restrizioni economiche statunitensi. Sarà la 34ª volta dal 1992 che il governo cubano sottopone la risoluzione al voto annuale.
Secondo Soberon, il dipartimento di Stato, la missione statunitense alle Nazioni Unite e le ambasciate americane nel mondo hanno avviato iniziative per indebolire il tradizionale sostegno al testo. «Stanno cercando di cambiare posizioni storiche sotto la minaccia delle armi», ha dichiarato il diplomatico.
Il voto si svolgerà, secondo l’ambasciatore, in una fase di maggiore pressione statunitense sull’isola, con restrizioni energetiche e sanzioni contro Paesi terzi. Cuba affronta una grave crisi economica, segnata dalla scarsità di carburante e dalle difficoltà di accesso ai beni essenziali. Soberon ha indicato le prolungate interruzioni dell’elettricità e gli ostacoli all’approvvigionamento di medicinali, cibo e acqua potabile come conseguenze dell’embargo.
I limiti della risoluzione e il precedente voto
Il testo si intitola «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba» e chiede la rimozione delle restrizioni statunitensi sull’isola. La risoluzione è non vincolante: l’Assemblea generale non può obbligare Washington a revocare l’embargo, che resta sotto la giurisdizione degli Stati Uniti.
Le misure sono in vigore da oltre sei decenni. L’embargo fu istituito formalmente nel febbraio 1962, durante la presidenza di John F. Kennedy.
Nella sessione dell’Assemblea generale dello scorso anno, la risoluzione ha ottenuto 165 voti favorevoli, sette contrari e 12 astensioni, secondo i dati ufficiali.
