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L’UNICEF chiede un’azione immediata per i minori nei conflitti

Nel 2025 le Nazioni Unite hanno verificato 38.558 gravi violazioni contro 24.174 minori, il numero più alto dall'istituzione del mandato.

26 Ottobre 2026
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Il monito dell'UNICEF su Gaza

Il monito dell’UNICEF su Gaza | Shutterstock – alanews

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

La direttrice dell’UNICEF, Catherine Russell, ha chiesto un intervento immediato durante la riunione dedicata ai 30 anni dal rapporto di Graca Machel, attivista mozambicana per i diritti dell’infanzia, sull’impatto dei conflitti armati sui bambini.

Il bilancio complessivo dal 2005 supera le 430.000 gravi violazioni verificate dalle Nazioni Unite. I numeri più elevati dello scorso anno sono stati registrati nello Stato di Palestina, nella Repubblica Democratica del Congo e in Nigeria, ha precisato Russell. «E queste sono soltanto le violazioni che le Nazioni Unite sono riuscite a verificare. La portata reale è senza dubbio maggiore».

La distanza tra le tutele costruite e le condizioni dei minori è al centro dell’allarme della direttrice: «Sebbene la comunità internazionale abbia costruito un solido sistema per proteggere i bambini in guerra, la realtà per i bambini che vivono nei conflitti è sempre più pericolosa».

Gli ostacoli agli aiuti e l’impatto delle armi esplosive

L’accesso umanitario è stato negato in oltre 44.000 episodi dal 2005, di cui più di 8.000 soltanto nel 2025, secondo i riscontri delle Nazioni Unite citati da Russell. «Proprio nel momento in cui i bambini hanno più bisogno di protezione, la nostra capacità di raggiungerli viene compromessa».

Le armi esplosive hanno causato oltre il 70% delle morti e dei ferimenti di bambini verificati nel 2025. Russell ne ha sottolineato l’impiego nelle aree popolate: «Queste armi non si limitano a uccidere e ferire i bambini. Distruggono scuole, ospedali, sistemi idrici e altre infrastrutture essenziali alla sopravvivenza e allo sviluppo dei bambini. Le conseguenze possono durare a lungo dopo la fine dei combattimenti».

Per la direttrice, queste tendenze sono «profondamente allarmanti», ma «non sono inevitabili». La possibilità di contrastarle dipende dall’impegno degli Stati: «Tre decenni di esperienza ci hanno mostrato che il progresso è possibile quando la volontà politica si accompagna a un impegno costante e ad azioni concrete degli Stati membri».

L’appello al Consiglio di sicurezza riguarda i minori esposti oggi ai combattimenti: «I bambini coinvolti nei conflitti di oggi non possono aspettare altri 30 anni per la protezione che è stata loro promessa. Dobbiamo agire e dobbiamo agire ora».

I piani d’azione e le responsabilità delle forze governative

I decenni di norme, attività a tutela dei diritti e confronto con le parti in conflitto hanno prodotto «risultati concreti», ha osservato Frazier. Finora sono stati firmati più di 40 piani d’azione, che hanno contribuito alla liberazione di oltre 220.000 bambini dalle forze e dai gruppi armati e al loro affidamento a soggetti civili impegnati nella protezione dell’infanzia.

Per la prima volta nella storia del mandato, le forze governative sono risultate responsabili della maggioranza delle gravi violazioni verificate. «Questo è profondamente preoccupante. Condanno tutte le gravi violazioni contro i bambini, in ogni situazione e in ogni conflitto, indipendentemente da chi le commette», ha dichiarato Frazier.

La rappresentante speciale ha richiamato l’obbligo di proteggere i bambini: «Nessuna parte è esentata dal proprio dovere di proteggere i bambini o dal controllo quando vengono commesse violazioni».

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