Le autorità statunitensi hanno sequestrato 90 carichi destinati alla compagnia cubana Enetec, già sottoposta a sanzioni, nel quadro della pressione energetica su Cuba intensificata da gennaio 2026. Le spedizioni provenivano dalla Florida e dal Texas. Il carburante intercettato ammonta a 2,8 milioni di litri: il blocco ha provocato la protesta del governo dell’Avana contro le restrizioni commerciali imposte da Washington.
Il valore complessivo del biodiesel per Cuba sequestrato è di circa 2,8 milioni di dollari. Dei 90 carichi, 71 sono stati fermati a Port Everglades, in Florida, e altri 19 nel porto di Houston, in Texas.
Le sanzioni e le ragioni del sequestro
Le autorità americane sostengono che le spedizioni fossero destinate a una società controllata dallo Stato cubano e che le esportazioni violassero le leggi federali e le sanzioni in vigore. Washington ha precisato che le operazioni non sono rivolte contro gli aiuti umanitari legittimi alla popolazione, ma contro le forniture che potrebbero avvantaggiare aziende statali sottoposte a restrizioni.
La stretta sul carburante rientra nella strategia dell’amministrazione di Donald Trump per aumentare la pressione economica sul governo cubano. Le misure adottate da gennaio 2026 contro le forniture petrolifere comprendono anche minacce di dazi nei confronti dei Paesi che continuano a rifornire l’isola.
La Guardia Costiera degli Stati Uniti aveva già intercettato un’imbarcazione nel Mar dei Caraibi all’inizio di settembre, nel contesto delle crescenti tensioni sui trasporti marittimi e sulle forniture energetiche dirette a Cuba.
Rodríguez contesta le restrizioni americane
Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez ha contestato il diritto di Washington di decidere quali Paesi e aziende possano commerciare con l’isola. “Gli Stati Uniti mancano di autorità pratica e morale” per stabilirlo, ha dichiarato, denunciando le conseguenze delle restrizioni anche per gli altri soggetti internazionali coinvolti negli scambi.
Secondo il ministro, chi riconosce come legittime queste misure rischia di diventare “complice della punizione collettiva” imposta alla popolazione cubana. Rodríguez ha inoltre affermato che Washington “non ha nemmeno il diritto di imporre un blocco navale o un assedio energetico, né di fermare o perquisire imbarcazioni in alto mare”.
La contestazione esprime la posizione del governo cubano. La valutazione della legittimità delle singole operazioni richiede la conoscenza della posizione delle navi, della loro bandiera e delle specifiche basi giuridiche invocate dalle autorità statunitensi.
La crisi energetica e i contatti tra i governi
L’economia cubana affronta problemi strutturali, infrastrutture obsolete e una persistente scarsità di risorse energetiche. Le limitazioni alle importazioni di petrolio hanno aggravato le difficoltà del sistema elettrico, contribuendo ai blackout, alle interruzioni dei servizi e ai problemi nei trasporti.
A L’Avana le interruzioni dell’elettricità condizionano anche le attività culturali. La carenza di carburante e acqua incide sulla vita quotidiana, ma la crisi non è attribuibile esclusivamente alle sanzioni: pesano anche le fragilità dell’economia nazionale e le difficoltà accumulate nella gestione delle infrastrutture.
Il confronto resta segnato dall’embargo statunitense. Washington intende usare le sanzioni per ottenere cambiamenti politici ed economici; il governo cubano considera invece le pressioni esterne un’interferenza nella propria sovranità.
I rapporti diplomatici non sono però completamente interrotti. La diplomatica cubana Lianys Torres Rivera ha confermato il 5 ottobre l’esistenza di canali di comunicazione tra i due governi, precisando che non sono in corso negoziati formali.
