I procuratori della Romania competenti per la criminalità organizzata hanno chiesto l’estradizione di tre sospetti per l’incendio doloso di settembre in un sito industriale vicino a un’azienda statale di armi. Si tratta di due cittadini bielorussi fermati in Germania e di un cittadino ucraino detenuto in Polonia, sospettati di coinvolgimento nel rogo.
Il servizio di intelligence romeno ha individuato una rete di sabotaggio diretta da Mosca, collegandola all’incendio. Secondo i funzionari dell’intelligence, tutti i sospetti appartenevano al gruppo coordinato dalla Russia. I responsabili della rete assegnavano gli obiettivi da colpire: tra questi figuravano stabilimenti di armi pubblici e privati, oltre ad altri interessi militari e industriali.
Un anno fa, la Polonia e la Romania avevano fermato otto persone sospettate di essere coinvolte in un piano russo per inviare pacchi esplosivi in Ucraina.
Gli attacchi alle navi e le incursioni dei droni
La Romania, membro dell’Unione europea e della Nato, condivide con l’Ucraina un confine di oltre 600 chilometri. Per il presidente centrista Nicusor Dan, il Paese è bersaglio di una guerra ibrida condotta dalla Russia per destabilizzare le nazioni che sostengono Kiev.
Tra gli atti ostili, Dan ha indicato le incursioni di droni nello spazio aereo romeno, gli attacchi informatici, le campagne di disinformazione, i sabotaggi e gli attacchi alle navi mercantili vicino alle acque romene.
Il presidente ha accusato la Russia di aver intensificato questo mese le azioni contro il fianco orientale della Nato, dopo una serie di attacchi con droni contro navi da carico nel Mar Nero.
Nelle ultime tre settimane almeno otto imbarcazioni sono state colpite al largo delle coste della Romania e della Bulgaria, entrambe appartenenti alla Nato. Circa 34 marinai risultano morti o dispersi.
