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Romania, approvata la mozione di sfiducia: cade il governo Bolojan dopo crisi politica

Il Parlamento romeno approva la sfiducia al governo Bolojan dopo il ritiro del PSD dalla maggioranza. Si apre una fase di incertezza politica ed economica nel Paese

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Ilie Bolojan

Ilie Bolojan | Photo by European Council - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Bucarest, 5 maggio 2026 – Il Parlamento della Romania ha approvato una mozione di sfiducia che ha determinato la caduta del governo guidato da Ilie Bolojan. La crisi politica, iniziata nelle settimane scorse, si è conclusa con il ritiro del sostegno da parte del Partito Social Democratico (PSD), che ha denunciato la perdita della maggioranza parlamentare e profonde divergenze sulla linea economica adottata dall’esecutivo.

La crisi della coalizione di governo in Romania

Il governo Bolojan, insediatosi nel giugno 2025, era una coalizione pro-europea formata da più forze politiche: i fuoriusciti del PSD (l’unica formazione di centrosinistra nella maggioranza), i conservatori liberali del Partito Nazionale Liberale (PNL), i conservatori di destra di Unione Salvare la Romania (USR) e il partito della minoranza ungherese, la Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR).

Nel corso del tempo, la coalizione ha perso coesione su temi fondamentali quali le riforme fiscali e la gestione del deficit pubblico. Il passaggio del PSD all’opposizione è stato decisivo: il partito ha ritirato i propri ministri e ha sostenuto la mozione di sfiducia insieme ad altre forze politiche, tra cui gli ultranazionalisti dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR).

Durante il dibattito parlamentare, le opposizioni hanno accusato il governo di aver peggiorato la situazione economica del paese, citando l’inflazione, il rallentamento della crescita e la diminuzione del potere d’acquisto. Il premier Bolojan ha respinto queste accuse, definendo la mozione di sfiducia come “cinica e artificiale” e rivendicando le misure adottate per contenere il deficit.

Le conseguenze della mozione

La mozione di censura è stata approvata con 281 voti favorevoli, ben oltre la soglia dei 233 necessari. Il governo rimarrà così in carica solo per gli affari correnti, con poteri limitati, fino alla formazione di un nuovo esecutivo.

Secondo la Costituzione, il presidente della Repubblica, Nicușor Dan, dovrà avviare consultazioni con i partiti politici per designare un nuovo candidato premier, il quale dovrà ottenere la fiducia del Parlamento. Gli scenari possibili includono la formazione di un nuovo governo di coalizione, un esecutivo di minoranza o, in caso di stallo prolungato, il ricorso a elezioni anticipate, anche se quest’ultima ipotesi appare complessa da realizzare.

La crisi politica si inserisce in un contesto di instabilità che caratterizza da tempo il sistema politico romeno e che potrebbe rafforzare ulteriormente le forze antisistema e nazionaliste. Intanto, tutti i ministri del PSD hanno rassegnato le dimissioni in blocco, ad eccezione del ministro dei Trasporti, Ciprian Șerban, che ha lasciato un messaggio di stima al premier Bolojan, sottolineando la necessità di mantenere “una traccia di decenza” nel confronto politico.

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