La Commissione europea ha aperto alla richiesta italiana di margini di bilancio per difesa ed energia, con una risposta trasmessa al governo nel fine settimana. L’apertura riguarda la clausola nazionale di salvaguardia (Nec), ma non costituisce un’autorizzazione generalizzata ad aumentare la spesa pubblica. Secondo fonti europee, Bruxelles intenderebbe aiutare l’Italia a utilizzare al massimo le possibilità offerte dalle norme esistenti.
Il confronto tecnico sarebbe entrato nel dettaglio dei singoli interventi per chiarire quali possano beneficiare della flessibilità fiscale. L’orientamento della Commissione appare collaborativo, senza rinunciare ai vincoli del Patto di stabilità e crescita: ciascuna misura dovrà rispettare i requisiti europei.
I limiti per gli interventi sull’energia
I sussidi legati ai combustibili fossili saranno esclusi dalle misure ammissibili. Non tutti gli interventi per contenere i costi energetici potranno quindi beneficiare della clausola. Questo limite potrebbe incidere sulla scelta degli strumenti, qualora il governo intendesse agire sui prezzi attraverso agevolazioni direttamente collegate al consumo di fonti fossili.
Tra gli interventi potenzialmente ammessi figurano gli investimenti nelle energie rinnovabili, nei sistemi di accumulo, nelle reti elettriche e nell’efficienza energetica degli edifici. La Commissione ha individuato diverse tipologie di spesa, ma l’ammissibilità effettiva dipenderà dalle caratteristiche dei provvedimenti. Per quanto emerso finora, la risposta non contiene un elenco definitivo degli interventi consentiti.
Per l’energia, il limite previsto dalle regole europee è dello 0,3% del Pil annuo, fino a un massimo cumulativo dello 0,6% nel periodo 2026-2028.
La richiesta italiana e i prossimi passaggi
Il governo aveva inizialmente chiesto circa 36 miliardi di euro, rimodulando poi la richiesta. Secondo il quadro illustrato a ottobre, l’obiettivo è utilizzare quasi 29 miliardi nel biennio 2027-2028, distribuiti tra energia e difesa. Il percorso era stato avviato nei mesi scorsi per ottenere maggiori margini in due settori considerati strategici: la sicurezza energetica e la difesa.
La clausola consente, in determinate circostanze, una deviazione temporanea e circoscritta dal percorso di spesa concordato e dai limiti ordinari alla crescita della spesa pubblica. Non sospende il Patto di stabilità, non cancella gli obblighi di bilancio italiani e mantiene le garanzie sulla sostenibilità dei conti.
La Commissione aveva già valutato positivamente la richiesta di attivazione. La nuova risposta riguarda soprattutto le modalità concrete di utilizzo degli spazi fiscali e non equivale a un via libera preventivo e definitivo a ogni intervento.
Il prossimo passaggio sarà la definizione degli interventi nazionali. L’Italia dovrà comunicare formalmente le misure adottate a Bruxelles; il confronto proseguirà sui provvedimenti concreti, da valutare secondo i criteri europei.
