Luiz Inacio Lula da Silva ha sconfitto il senatore di destra Flavio Bolsonaro nel ballottaggio presidenziale di domenica in Brasile. Il Tribunale superiore elettorale ha assegnato la vittoria al presidente uscente poco dopo le 21, ora di Brasilia: Lula aveva ottenuto oltre il 51% dei consensi, con più di 64 milioni di voti.
Bolsonaro si è fermato al 48%, con oltre 59 milioni di preferenze. Il distacco fra i candidati superava i 4 milioni di voti, mentre lo scrutinio delle ultime schede era ancora in corso.
La rimonta dopo il primo turno
Nessun altro politico nella storia moderna brasiliana aveva vinto una presidenziale dopo essere arrivato secondo al primo turno. Edinho Silva, alla guida del Partito dei lavoratori di Lula, ha definito il risultato sui social «una svolta storica per la democrazia».
Nelle settimane fra le votazioni, il presidente ha mobilitato i sostenitori sui temi del costo della vita. Ha sostenuto l’emendamento costituzionale approvato questo mese per ridurre la settimana lavorativa e prospettato la possibilità di rendere gratuito il trasporto pubblico nei fine settimana.
Le accuse sui trasporti e il prolungamento del voto
Il voto è stato accompagnato da accuse di ostacoli alla partecipazione elettorale, dopo segnalazioni sulla sospensione dei trasporti pubblici in alcune aree. Gli alleati di Lula hanno accusato i sostenitori di Bolsonaro di aver ridotto la disponibilità degli autobus per scoraggiare l’elettorato operaio del presidente.
Le forti piogge hanno invece interessato zone meridionali considerate roccaforti di Bolsonaro. I comitati elettorali di entrambi i candidati hanno chiesto alla Corte suprema di prolungare le operazioni: i seggi in tutto il Paese sono rimasti aperti due ore in più, fino alle 19, ora di Brasilia.
Le congratulazioni e il confronto con la destra regionale
La presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha scritto: «Viva la democrazia, il popolo del Brasile ha vinto. Congratulazioni, presidente Lula!».
Il senatore degli Stati Uniti Bernie Sanders ha definito «straordinaria» la rielezione: «Lula ha difeso i lavoratori brasiliani e la democrazia, e continuerà a farlo nei prossimi quattro anni».
Il risultato mantiene la sinistra alla presidenza del più grande Paese dell’America Latina e nega una vittoria cruciale alla destra regionale. Negli ultimi anni, candidati di destra hanno conquistato la presidenza in Peru, Colombia, Argentina, Bolivia ed Ecuador. Molti hanno beneficiato della spinta contro i governi uscenti e del sostegno del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tornato in carica nel gennaio 2025.
Il nuovo mandato e gli ostacoli in Congresso
Entrato in politica negli anni Ottanta, nella fase finale della dittatura militare, si è candidato alla presidenza sette volte. Ha vinto due mandati consecutivi dal 2002 al 2010 e un terzo nel 2022, nella competizione presidenziale fino ad allora più serrata della storia moderna brasiliana.
Il suo avversario in quell’elezione era l’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, padre di Flavio. Jair Bolsonaro è stato successivamente condannato a 27 anni di carcere per il suo ruolo nel progetto di colpo di Stato seguito alla sconfitta contro Lula.
Durante il terzo mandato, il calo della povertà e la bassa disoccupazione non hanno cancellato gli interrogativi sull’età del presidente, sulla sua capacità di contrastare la criminalità e sulla polarizzazione politica. L’aumento dei debiti delle famiglie ha alimentato in molti brasiliani la percezione di un peggioramento economico. A settembre Lula ha vietato il gioco d’azzardo online e le applicazioni per le scommesse sportive per affrontare il problema.
Le sue priorità legislative potrebbero ora essere ostacolate da un Congresso più spostato a destra di quelli del recente passato.
