Circa 600 giovani sono scesi in piazza a Barcellona sabato 24 ottobre, rispondendo a una convocazione diffusa attraverso i social. La manifestazione si è trasformata in una serie di scontri con le forze dell’ordine, accompagnati da incendi, atti di vandalismo e saccheggi nei negozi del centro cittadino. Secondo il bilancio diffuso domenica mattina dalla polizia catalana, 128 persone sono state arrestate e oltre la metà delle quali minorenni.
— Spagna: Decine di migliaia di persone hanno protestato a Madrid, Valencia e Barcellona a causa dell’eccessivo aumento dei prezzi degli alloggi e dei generi alimentari. Nuovi scontri con la polizia. https://t.co/pXOmAOedfS
— Lukyluke31 (@Lukyluke311) October 25, 2026
Le proteste a Barcellona si inseriscono in un’ondata di mobilitazioni giovanili che nelle ultime settimane ha attraversato anche Italia e Francia. Tra le ragioni del malcontento ci sarebbero l’aumento del costo della vita, la crisi abitativa e le condizioni del sistema scolastico.
Protesta a Barcellona, le analogie con Milano
Le analogie con quanto accaduto a Milano il 17 ottobre, quando centinaia di giovani si sono radunati nelle strade del centro per protestare contro il carovita, sono numerose e hanno a che fare soprattutto con l’età dei partecipanti e le modalità di organizzazione.
Anche a Barcellona, infatti, la manifestazione è nata attraverso appelli diffusi principalmente su TikTok, senza il coinvolgimento di organizzazioni politiche tradizionali ed è poi stata organizzata attraverso gruppi WhatsApp e Telegram. Come già accaduto in Italia, anche le autorità catalane intendono identificare e portare in questura i responsabili dei gruppi social.
“L’istituto degli indignati”, lo slogan francese usato nelle proteste spagnole
La commissaria capo dei Mossos d’Esquadra, Sílvia Catà, ha spiegato a Catalunya Ràdio che le convocazioni sono circolate anche attraverso profili associati all’etichetta “Blocus”, con l’intenzione di imitare le proteste francesi.
Tra gli slogan delle convocazioni sono comparsi infatti “Contro il sistema” e “Istituto degli indignati” (“Institut Indignats”); quest’ultima espressione si ispira al movimento francese Lycéens Indignés, protagonista delle mobilitazioni studentesche delle ultime settimane.
Secondo quanto riportato dal quotidiano El País, alcuni messaggi nei gruppi Telegram contenevano indicazioni su come saccheggiare i negozi, eludere i controlli della polizia e rivendere la merce rubata.
I riot in centro e i negozi saccheggiati
Il raduno è cominciato nel tardo pomeriggio in Plaça de Catalunya. Centinaia di giovani si sono riuniti nella piazza centrale della città: molti erano vestiti di nero e avevano il volto coperto da passamontagna.
Gli scontri si sono poi estesi alle strade circostanti. Diversi gruppi hanno preso di mira le attività commerciali: il bilancio è di 23 negozi danneggiati o saccheggiati, tra cui alcuni esercizi di elettronica e una gioielleria. I vigili del fuoco hanno effettuato 33 interventi per spegnere gli incendi appiccati ai cassonetti e ad altri elementi dell’arredo urbano.
La polizia catalana è intervenuta con decine di agenti in tenuta antisommossa per disperdere i manifestanti e il bilancio dei ragazzi minorenni arrestati è di 72, pari al 56% del totale. Soltanto due degli arrestati avevano precedenti per disordini pubblici. Sarebbero rimasti feriti nei disordini 15 agenti, quattro in modo grave.
Collboni esclude i legami con le proteste per la casa
Il sindaco socialista di Barcellona, Jaume Collboni, ha condannato gli episodi di violenza ed escluso collegamenti con le manifestazioni per il diritto alla casa che da settimane interessano diverse città spagnole.
Uno degli accampamenti contro la crisi abitativa si trova proprio in Plaça de Catalunya, vicino ai luoghi degli scontri. Secondo il primo cittadino, tuttavia, i partecipanti alla mobilitazione di sabato non avrebbero avanzato rivendicazioni politiche specifiche.
Collboni ha annunciato conseguenze giudiziarie ed economiche per i responsabili, precisando che potranno riguardare anche i genitori dei minorenni coinvolti nei danneggiamenti.
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