Una forte scossa sismica ha interessato domenica 25 ottobre 2026 le acque del Pacifico al largo del Giappone, raggiungendo una magnitudo preliminare di 7.0 secondo l’Agenzia meteorologica giapponese (JMA). Il terremoto ha colpito l’area delle isole Ogasawara, a circa mille chilometri a sud di Tokyo, ed è stato avvertito anche in diverse zone della parte orientale e nord-orientale del Paese. Nonostante l’intensità del fenomeno, le autorità non hanno diramato un’allerta tsunami e, nelle prime comunicazioni, non sono stati segnalati danni o vittime.
Terremoto nelle isole Ogasawara: epicentro e profondità
Il sisma è stato registrato alle 11.10 ora locale, le 3.10 in Italia, in un’area del Pacifico situata a ovest dell’arcipelago di Ogasawara. Secondo la JMA, la scossa ha avuto origine a una profondità di circa 470 chilometri, una caratteristica che la colloca tra i terremoti profondi.
Le informazioni diffuse dal servizio sismologico GEOFON del Centro di ricerca tedesco per le geoscienze (GFZ), con sede a Potsdam, indicano invece una magnitudo mb 6.2, coordinate geografiche 27.7500 di latitudine e 139.6400 di longitudine e una profondità di 483 chilometri. Anche il Centro sismologico euro-mediterraneo (EMSC) aveva inizialmente riportato un evento di magnitudo 6.3 nella zona delle isole Bonin.
Le diverse rilevazioni si riferiscono alle valutazioni preliminari del terremoto, mentre l’Agenzia meteorologica giapponese ha comunicato una magnitudo pari a 7.0.
La scossa avvertita anche nella capitale giapponese
Nelle isole Ogasawara il terremoto ha raggiunto il livello 3 della scala sismica giapponese, che comprende sette gradi e misura l’intensità delle oscillazioni e i loro potenziali effetti. La stessa intensità è stata registrata nelle aree abitate di Chichijima e Hahajima, le due principali isole dell’arcipelago.
La distanza dall’epicentro non ha impedito alla scossa di essere percepita in una parte estesa del Giappone. Secondo Kyodo News, il terremoto è stato avvertito anche nelle regioni orientali e nord-orientali, compresa Tokyo. Le onde sismiche avrebbero infatti attraversato la placca del Pacifico, propagandosi su un’area molto ampia.
Le isole Ogasawara, conosciute anche come isole Bonin, sono amministrate dal governo metropolitano di Tokyo e si trovano nel Pacifico occidentale, in una regione caratterizzata da un’intensa attività sismica.
Nessuna allerta tsunami e primi bilanci
La JMA ha escluso la necessità di un’allerta tsunami dopo il terremoto. Nelle prime ore successive all’evento non sono state segnalate vittime né danni, mentre le autorità hanno continuato a monitorare la situazione.
L’assenza di un allarme tsunami rappresenta uno degli elementi principali delle comunicazioni ufficiali, nonostante la magnitudo elevata registrata inizialmente. Il sisma si è verificato in profondità, al largo dell’arcipelago, e ha prodotto effetti percepibili anche a grande distanza.
Giappone, una delle aree più esposte ai terremoti
Il Giappone si trova in una delle regioni sismicamente più attive del pianeta, lungo il cosiddetto Anello di Fuoco del Pacifico. Il Paese è situato in un’area dove convergono quattro placche tettoniche e, secondo le stime riportate, circa il 10% dei terremoti di magnitudo pari o superiore a 6 registrati nel mondo avviene in Giappone o nelle sue vicinanze.
La frequenza delle scosse ha portato a sviluppare infrastrutture progettate per resistere ai terremoti, ma il rischio rimane particolarmente elevato nelle zone in cui le placche si incontrano e una scorre sotto l’altra.
Le isole Ogasawara si trovano nella regione Izu-Bonin-Mariana, nel Pacifico occidentale, dove la placca del Pacifico si muove al di sotto della placca del Mar delle Filippine. Si tratta di un’area caratterizzata da una forte attività sismica, nella quale possono verificarsi terremoti profondi capaci di essere avvertiti anche a centinaia di chilometri dall’origine.
Il precedente del 2015: terremoto profondo avvertito in tutto il Paese
Un precedente significativo risale al 2015, quando un terremoto di magnitudo 7.9 colpì la zona delle isole Ogasawara a una profondità di 664 chilometri. Anche in quel caso la scossa fu avvertita in quasi tutto il Giappone e provocò l’interruzione degli ascensori a Tokyo, senza causare vittime.
Gli eventi profondi possono infatti propagare le onde sismiche su distanze molto ampie, raggiungendo aree lontane dall’epicentro. È una caratteristica che contribuisce a spiegare perché il terremoto del 25 ottobre sia stato percepito anche nella capitale, nonostante la posizione remota dell’arcipelago.
Il rischio di un forte terremoto lungo la fossa di Nankai
Il Giappone continua inoltre a monitorare la possibilità di un terremoto di grande intensità lungo la fossa di Nankai, una zona di subduzione situata al largo della costa meridionale del Paese.
Il governo giapponese ha stimato una probabilità compresa tra il 70 e l’80% che nei prossimi 30 anni si verifichi un terremoto di magnitudo 8 o 9 in quest’area. Si tratta di uno scenario potenzialmente molto grave, legato alla dinamica delle placche tettoniche.
La memoria degli eventi passati resta centrale nella valutazione del rischio. Il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo 2011, di magnitudo 9.0, provocarono 22.303 morti o dispersi, comprendendo anche i decessi attribuiti alle conseguenze del disastro. Più recentemente, a luglio, una scossa nella prefettura di Kumamoto, nel sud-ovest del Giappone, ha causato almeno 30 vittime.
Il terremoto registrato al largo delle Ogasawara si inserisce dunque in un contesto di elevata attività sismica, nel quale anche le scosse profonde possono essere avvertite a grande distanza. Per l’evento del 25 ottobre, tuttavia, le prime comunicazioni delle autorità non hanno indicato danni, vittime o rischi di tsunami.
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