Morgan ha contestato la gestione di Sanremo da parte della Rai alla Festa del cinema di Roma, dove è stato presentato il documentario sulla sua vita Non importa dove. Alla domanda su Stefano De Martino direttore artistico del prossimo Festival, l’artista ha risposto: “Lui è un ottimo ballerino. Io l’ho conosciuto come ballerino”. Ha quindi ricordato che, quando faceva X Factor e doveva preparare dei balletti, gli mandavano De Martino a insegnargli.
Per Morgan, Sanremo è un’istituzione che va oltre chi vi transita temporaneamente: “Sanremo merita di più, merita molto di più, merita la musica”. A suo giudizio, ormai c’è tutto e ci sono tutti, ma manca proprio la musica. Da qui le domande rivolte alla Rai e allo Stato sul ruolo del servizio pubblico: “Perché non hanno la capacità di capire che Sanremo è una cosa bella? Perché lo trattano così male? Io sono stanco di vederlo umiliato”.
Le proteste e le manifestazioni per la Palestina
Il confronto ha riguardato anche le proteste di questi giorni da Nord a Sud. Morgan ha sostenuto che chi scende in strada lo fa perché i soldi vengono tolti alla gente e destinati alle armi, anziché alla scuola, agli stipendi, alle pensioni e ai servizi. Ha poi criticato l’attenzione riservata a chi ha spaccato una vetrina: “Non dobbiamo cedere a questo, perché è un racconto sterile, non produce niente”.
Il documentario affronta il tema attraverso la partecipazione dell’artista e della sua famiglia alle manifestazioni milanesi per la Palestina. Morgan ha descritto quella esperienza come bellissima e pacifica, respingendone la rappresentazione come qualcosa di pericoloso: “C’erano bambine e bambini di 6-7 anni”.
Quel passaggio è fra quelli che preferisce nel film: un momento di società nel quale, ha spiegato, si vede il contatto con il mondo. Per l’artista, la scena riflette l’essenza degli esseri umani oggi più di tanti servizi del telegiornale, nei quali ha lamentato un racconto fatto di “sempre caos, violenza, pu*tanaio”.
La proposta a Fiorello e il programma Gli sfidanti
La proposta televisiva avanzata da Morgan coinvolge Fiorello in una sfida di canto, musica suonata e ballo. L’artista ha già pensato al nome del programma: Gli sfidanti. L’idea è mettere a confronto gli intrattenitori capaci di fare tutto da soli sul palco, affidando il giudizio ai ragazzi: un rovesciamento dei programmi nei quali sono gli adulti a valutare i giovani talenti.
“Io volentieri chiamerei Fiorello, vediamo se a livello mediatico è interessato a fare questo duello”, ha detto Morgan. L’invito resta dunque una proposta, accompagnata dal desiderio di misurarsi nelle diverse discipline dello spettacolo: “Sarebbe bellissimo”.
Morgan ha infine detto di non aver letto critiche negative su Non importa dove, lamentando però l’interesse dei media per altre cose e per i soliti nomi, fra i quali ha citato ancora Fiorello. “Questo Paese fa una fatica micidiale a uscire da questo torpore. Tutti si lamentano ma poi non cambia nulla”, ha concluso.
