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Caso Shalabayeva, la Cassazione dispone un terzo appello per cinque poliziotti

Prescritto il reato contestato per il sequestro della madre. Il nuovo giudizio riguarderà la posizione dei cinque funzionari accusati del sequestro della figlia Alua, espulsa dall’Italia nel 2013

22 Ottobre 2026 (Ultima modifica il 22 Ottobre 2026 | 16:09)
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Primo piano di Alma Shalabayeva davanti a una libreria

Alma Shalabayeva | ANSA/CLAUDIO ONORATI

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

La Corte di Cassazione ha disposto un terzo processo d’appello per i cinque funzionari di polizia coinvolti nel caso Shalabayeva, la vicenda dell’espulsione dall’Italia della moglie di un dissidente kazako e della figlia minorenne nel 2013. La decisione, arrivata giovedì 22 ottobre, riguarda l’accusa di sequestro di persona relativa alla bambina, mentre per tutti gli imputati è stata riconosciuta la prescrizione del reato contestato per il sequestro della madre. Nel novembre 2025 i cinque erano stati condannati a quattro anni di reclusione dalla Corte d’Appello di Firenze.

Caso Shalabayeva, nuovo appello per cinque funzionari di polizia

Il provvedimento della Suprema Corte coinvolge Renato Cortese, ex capo della Squadra Mobile di Roma, Maurizio Improta, già responsabile dell’ufficio Immigrazione, e i funzionari Luca Armeni, Francesco Stampacchia e Vincenzo Tramma.

La decisione apre un nuovo capitolo giudiziario in una vicenda che si trascina da oltre tredici anni. Il procedimento proseguirà per le contestazioni relative alla figlia di Alma Shalabayeva, Alua, che aveva sei anni al momento dell’espulsione.

La Cassazione ha dunque disposto un ulteriore giudizio di merito, senza arrivare a una pronuncia definitiva sulle responsabilità degli imputati per la vicenda della minore.

Le richieste della Procura generale e il nodo del dolo

Durante l’udienza del 20 ottobre, il procuratore generale Alessandro Cimmino aveva sollecitato un nuovo processo d’appello, distinguendo le posizioni dei funzionari della Squadra Mobile da quelle dei colleghi dell’ufficio Immigrazione.

Per Cortese, Armeni e Stampacchia, il rappresentante dell’accusa aveva chiesto un nuovo giudizio limitatamente al sequestro della figlia, sostenendo che non fosse stato dimostrato il dolo e contestando la configurabilità del concorso nel reato.

Differente la valutazione espressa per Improta e Tramma. Nei loro confronti, Cimmino aveva ritenuto sussistente il dolo, chiedendo però un nuovo appello limitato alla valutazione delle attenuanti generiche.

Il procuratore generale aveva inoltre sollecitato il riconoscimento della prescrizione per il sequestro della madre, richiesta alla quale è seguita la decisione della Cassazione.

L’espulsione del 2013 e le precedenti sentenze

La vicenda risale al 28 maggio 2013, quando Alma Shalabayeva fu fermata dalla polizia in una villa a Casalpalocco, a Roma. Gli agenti stavano cercando il marito, Mukhtar Ablyazov, oppositore del governo kazako.

Alla donna venne contestato il possesso di un passaporto falso e fu disposta la sua espulsione. Insieme alla figlia venne rimpatriata in Kazakistan, ma il provvedimento fu successivamente revocato, il 5 luglio dello stesso anno. Madre e figlia tornarono poi in Italia, dove ottennero asilo politico.

Il procedimento penale ha attraversato diversi gradi di giudizio. Dopo le condanne di primo grado del 2020, nel giugno 2022 la Corte d’Appello di Perugia aveva assolto i cinque imputati. Nell’ottobre 2023 la Cassazione aveva annullato le assoluzioni, disponendo un nuovo processo a Firenze.

L’appello bis si era concluso il 20 novembre 2025 con la condanna a quattro anni per tutti e cinque i funzionari. La nuova pronuncia della Cassazione riapre ora il confronto giudiziario sulle responsabilità relative al sequestro della minore. Per conoscere nel dettaglio i limiti del riesame sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza.

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