Sui suoi profili social, Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha criticato il modo in cui i media italiani hanno parlato delle recenti proteste avvenute nelle città italiane. In particolare ha denunciato il tentativo di attirare l’attenzione soprattutto sui crimini compiuti durante le manifestazioni, facendo passare in secondo piano le ragioni di chi è sceso nelle piazze ed evitando di esporre le responsabilità della politica. Ha anche tracciato un parallelismo con il modo in cui i media hanno parlato di quanto avvenuto in Palestina.
Il messaggio di Francesca Albanese
“La stessa strategia mediatica usata per coprire i crimini in Palestina (nega e defletti) viene usata per oscurare le colpe di governanti che hanno rubato il futuro a milioni di italiani”, ha scritto Francesca Albanese sui social. “Dinanzi a proteste cariche di dolore, si parla di vetrine rotte, e si reprime ancora di più”, ha aggiunto.
La stessa strategia mediatica usata per coprire i crimini in Palestina (nega e defletti) viene usata per oscurare le colpe di governanti che hanno rubato il futuro a milioni di italiani. Dinanzi a proteste cariche di dolore, si parla di vetrine rotte, e si reprime ancora di più.
— Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) October 20, 2026
Nelle sue Storie su Instagram, Francesca Albanese ha anche dato visibilità a un’iniziativa volta a offrire tutela legale a chi è stato fermato durante le ultime manifestazioni. “Sei stat* fermat* sabato 17 e domenica 18 a Milano? Conosci qualcun* che è stato fermato? hub4defenders@proton.me. Oppure chiama il numero 353 4953606. Ti metteremo in contatto con avvocati! Tutti liberi, tutte libere!”, si legge nel post di CSA Lambretta.
Il post ricondiviso
Su Twitter, Francesca Albanese ha dato visibilità a un contenuto scritto dall’utente Andrea Capecci nel quale viene fatto notare che sul sito del Corriere della Sera è stato inserito in prima pagina un blocco di 13 articoli/video apparentemente finalizzato a mettere in mostra solo i danni causati dalle manifestazioni, sembra provare a indagare sulle ragioni della protesta. “Le parole usate: danni, violenza, fiamme, vetrine, saccheggi, guerriglia, vandali, vetrine distrutte, stupri. Zero articoli sulle violenze della polizia, zero sulle rivendicazioni. Il solito copione”.
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