Il sostegno più intenso è destinato a Gibuti, Somalia e Sudan, individuati come paesi prioritari. Il rafforzamento della preparazione segue le epidemie mortali di Ebola causate dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda, oltre alla conferma di un caso in Kenya collegato alla Repubblica Democratica del Congo.
I conflitti ostacolano la preparazione sanitaria
Le ostilità, gli sfollamenti e i sistemi sanitari già sovraccarichi rendono difficile, in diversi paesi della regione, prepararsi e organizzare una risposta qualora la situazione cambi. Più di 117 milioni di persone nel Territorio palestinese occupato, in Sudan, Siria, Yemen e altrove hanno bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere.
In un discorso pronunciato all’inizio della settimana, il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Gebreyesus, ha descritto la regione come «l’epicentro del bisogno umanitario globale».
Le missioni e gli strumenti per individuare i contagi
Tra luglio e settembre l’Oms ha inviato missioni nei paesi prioritari per valutare la preparazione nazionale e individuare le difficoltà nella sorveglianza, nelle capacità dei laboratori, nella prevenzione e nel controllo delle infezioni, nella gestione dei casi e nel coordinamento delle emergenze.
L’organizzazione sta aiutando le autorità a colmare le carenze attraverso la formazione, il sostegno tecnico, le forniture mediche e le esercitazioni di simulazione. Ha inoltre sviluppato liste di controllo regionali per verificare la preparazione, strumenti per pianificare la risposta alle emergenze e indicazioni tecniche, rafforzando il coordinamento con i paesi dell’Africa e del Mediterraneo orientale. Sono stati forniti anche materiali per i laboratori, indicazioni per i viaggiatori e risorse per coinvolgere le comunità.
Nonostante i progressi, persistono carenze nell’individuazione precoce, nella conferma dei casi in laboratorio e nella disponibilità di dispositivi di protezione e risorse per la risposta alle emergenze. «I conflitti, l’insicurezza e le restrizioni all’accesso pongono ulteriori sfide, soprattutto nei paesi che affrontano già gravi emergenze umanitarie», ha dichiarato l’Oms.
Il lavoro prosegue per consentire alle autorità nazionali e ai partner di individuare rapidamente i casi sospetti, svolgere le indagini necessarie e gestirli.
