Due giorni di incontri, un’agenda fitta e poche possibilità di arrivare a decisioni immediate. Si è aperto giovedì 15 ottobre a Bruxelles il Consiglio europeo, che riunisce i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri per discutere alcune delle questioni più delicate per il futuro dell’Unione. Dal caro energia alle guerre in Ucraina e Medio Oriente, passando per la competitività economica, l’immigrazione e l’allargamento dell’Ue, i dossier sul tavolo sono numerosi.
Le aspettative, però, restano contenute. Secondo fonti diplomatiche europee, difficilmente il vertice porterà ad accordi concreti su tutti i temi affrontati. L’obiettivo sarà piuttosto avvicinare le posizioni dei governi, spesso divisi sulle misure da adottare. A dominare la prima giornata potrebbe essere soprattutto il costo dell’energia, sul quale l’Italia chiede un intervento europeo più incisivo.
Caro energia e flessibilità di bilancio, cosa chiede Meloni
La prima giornata si concentra sulle questioni economiche, a partire dalla competitività delle imprese europee e dai prezzi dell’energia. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha proposto alcune misure temporanee, tra cui il rinvio di determinate disposizioni sulle emissioni di metano e una revisione delle regole sugli aiuti di Stato.
Per diversi governi, tuttavia, gli interventi annunciati non sono sufficienti. Tra le questioni ancora aperte c’è il funzionamento del mercato elettrico europeo, nel quale il prezzo dell’energia viene spesso influenzato dal costo del gas. Un meccanismo già contestato in passato dall’Italia, perché può contribuire a mantenere elevate le bollette anche quando una parte dell’elettricità viene prodotta da fonti meno costose.
Nel confronto è entrato anche il sistema europeo di scambio delle emissioni (ETS), che impone alle industrie di acquistare quote per le emissioni di CO2. Italia e Repubblica Ceca sostengono la necessità di intervenire sul meccanismo, mentre Finlandia, Svezia e Danimarca si oppongono a un suo indebolimento.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito la richiesta di maggiore flessibilità nelle regole di bilancio, affinché gli Stati possano sostenere famiglie e imprese senza essere penalizzati dai vincoli europei. Una posizione condivisa anche dalla Grecia, ma che incontra la resistenza di altri partner, contrari ad allentare il Patto di stabilità.
Competitività, Cina e futuro bilancio europeo
Il vertice affronta anche il tema della competitività, con particolare attenzione al mercato unico e agli squilibri commerciali globali. Tra le principali preoccupazioni figura la crescita delle importazioni dalla Cina, che mette sotto pressione diversi comparti industriali europei.
Secondo Reuters, il deficit commerciale dell’Ue nei beni con Pechino ha raggiunto 360 miliardi di euro nel 2025. Il confronto riguarda soprattutto la necessità di proteggere le imprese europee dalle pratiche commerciali sleali, senza compromettere i rapporti economici con uno dei principali partner dell’Unione.
Un altro capitolo riguarda il bilancio europeo per il periodo 2028-2034, sul quale le trattative restano complesse. I Paesi membri devono trovare un equilibrio tra le risorse da destinare alla competitività, all’agricoltura, alla ricerca e alle nuove esigenze di sicurezza e difesa.
Il presidente del Consiglio europeo António Costa punta a costruire le condizioni per un accordo entro la fine del 2026, ma le divergenze tra gli Stati che contribuiscono maggiormente al bilancio comunitario e quelli che beneficiano dei finanziamenti rendono difficile una soluzione immediata.
Ucraina e Russia, dal sostegno a Kiev all’accordo sul gasolio
La seconda giornata, venerdì 16 ottobre, sarà dedicata soprattutto alle questioni internazionali. Il primo dossier sarà la guerra in Ucraina, con la partecipazione del presidente Volodymyr Zelensky, chiamato ad aggiornare i leader europei sull’andamento del conflitto e sulle necessità del Paese.
Tra i punti principali ci saranno il proseguimento degli aiuti finanziari e militari, il rafforzamento della pressione sulla Russia e la protezione delle infrastrutture energetiche ucraine in vista dell’inverno.
Il prestito europeo da 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027 potrebbe non essere sufficiente a coprire tutte le necessità di Kiev. Il primo ministro olandese Rob Jetten ha invitato gli altri Paesi a intensificare il sostegno, osservando che diversi governi europei stanno contribuendo meno di quanto sarebbe necessario.
A complicare il quadro è anche l’accordo sul gasolio russo annunciato dal presidente americano Donald Trump. La decisione di allentare temporaneamente le sanzioni statunitensi ha suscitato critiche in Europa. Meloni ha definito l’intesa rischiosa, temendo che possa offrire nuove risorse economiche a Mosca e indebolire la pressione internazionale sul Cremlino.
Sul tavolo potrebbe tornare anche la proposta di nominare un inviato europeo per l’Ucraina, una figura politica incaricata di rappresentare l’Unione nei principali passaggi diplomatici. Non è però attesa una nomina durante il vertice.
Medio Oriente, difesa e sicurezza europea
Il confronto proseguirà con la sicurezza e la difesa, in un contesto segnato dall’aumento degli attacchi ibridi attribuiti alla Russia, tra operazioni informatiche, sabotaggi e altre forme di pressione sui Paesi europei.
I leader discuteranno di come rafforzare la capacità di risposta dell’Unione e accelerare gli investimenti nelle infrastrutture e negli strumenti di difesa comuni.
Ampio spazio sarà dedicato anche al Medio Oriente, dove le tensioni continuano a coinvolgere diversi Paesi. Il confronto riguarderà la situazione a Gaza e in Cisgiordania, gli sviluppi in Iran, Yemen, Libano e Siria, oltre alla sicurezza delle rotte marittime, fondamentali per il commercio internazionale e gli approvvigionamenti energetici.
Immigrazione e allargamento dell’Ue, gli ultimi dossier
Tra i temi in agenda figura anche l’immigrazione. Prima dell’avvio dei lavori di venerdì, Meloni ospiterà insieme a Danimarca e Paesi Bassi una riunione informale dedicata alle cosiddette soluzioni innovative per la gestione dei flussi migratori.
Tra le ipotesi al centro del confronto ci sono gli hub per i rimpatri nei Paesi terzi, sul modello dell’accordo tra Italia e Albania. La Commissione europea ha evidenziato una diminuzione degli arrivi irregolari, pur sottolineando la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle situazioni di crisi.
Infine, i leader discuteranno del futuro allargamento dell’Unione. Il Montenegro è tra i Paesi più avanti nel percorso di adesione, mentre resta aperta la questione delle riforme istituzionali necessarie per consentire all’Ue di funzionare con un numero maggiore di Stati membri.
Il Consiglio europeo si concluderà venerdì con la conferenza stampa di António Costa e Ursula von der Leyen. Solo allora sarà possibile valutare quali passi avanti siano stati compiuti. Per il momento, la difficoltà principale resta trovare una posizione comune tra 27 governi che condividono molte delle sfide, ma non sempre le soluzioni per affrontarle.
