Le cancellerie europee e la Commissione europea hanno moltiplicato i contatti nelle ultime 48 ore dopo il nuovo cambio di posizione di Donald Trump sull’Ucraina e sui rapporti con la Russia. La svolta americana ha colto di sorpresa l’Unione europea. Nei colloqui che precedono il Consiglio europeo di giovedì prossimo sta emergendo una linea, secondo La Repubblica: continuare a sostenere militarmente ed economicamente Kiev per altri due anni, preparandosi a fare da soli.
L’orizzonte è il biennio 2027-2028, fino alla conclusione del mandato di Trump. La speranza europea è che gli Stati Uniti cambino indirizzo e che finisca anche la stagione del trumpismo. La linea in discussione prevede una maggiore capacità di resistere anche alle scelte di Washington, fino all’arrivo di un nuovo presidente.
Il confronto sulle riserve di petrolio tra Stati Uniti e Unione europea
L’ultimo scontro con Washington è cominciato due settimane fa, quando l’impennata del prezzo del diesel ha spinto la Casa Bianca a chiedere ai partner europei di immettere sul mercato una parte delle riserve di petrolio. I membri europei del G7 hanno accolto la richiesta, ma Trump ha giudicato insufficiente la quantità rilasciata.
La protesta americana si è quindi intensificata attraverso i canali riservati della diplomazia, fino alla telefonata di sabato scorso tra Trump e Vladimir Putin. Washington ha giustificato il colloquio come una risposta alla presunta scarsa collaborazione europea. Una scelta opposta alle pressioni esercitate nei mesi precedenti dall’amministrazione americana affinché i partner non acquistassero il petrolio di Mosca.
La Commissione europea ha ribadito ieri la propria posizione: “Stiamo eliminando gradualmente la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili provenienti dalla Russia e confermiamo questa linea. Conosciamo fin troppo bene il prezzo da pagare per la dipendenza dalle importazioni russe. Pertanto, proseguiamo su questa strada”. Il Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea ha inoltre approvato un nuovo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino.
Le intese energetiche e i fondi per Kiev
La preoccupazione di Bruxelles riguarda anche il contenuto del colloquio tra i presidenti. Secondo informazioni di varie intelligence europee, la telefonata ha prodotto altre intese sull’energia, in particolare sullo sfruttamento delle risorse di gas e petrolio, da finalizzare dopo la fine della guerra in Ucraina. Il timore europeo riguarda uno scambio tra il destino di Kiev e gli interessi sui carburanti, con conseguenze per la sicurezza del continente, anche economica.
La risposta in discussione nelle capitali europee è una forma di resistenza passiva: prendere atto dei ripetuti cambi di posizione di Trump e confermare il sostegno all’Ucraina nei prossimi 24 mesi. Il prelievo fiscale nel Paese è ormai ridotto ai minimi termini; senza i fondi europei verrebbe meno anche la capacità minima di sopravvivenza.
Un passaggio precedente al 2028 sarà rappresentato dalle elezioni di metà mandato del mese prossimo. L’auspicio europeo è che una sconfitta di Trump gli impedisca di rimettere in discussione l’intero impianto delle sanzioni contro la Russia.
La richiesta di Patriot e i limiti degli arsenali
Il presidente ucraino Zelensky, in vista della partecipazione al Consiglio europeo, ha rinnovato la richiesta di aiuti per la difesa aerea, a partire dai missili Patriot. Tutti i partner dell’Unione europea intendono mantenere l’impegno. Diversi Stati maggiori militari, però, stanno sottolineando la necessità di non sguarnire i rispettivi arsenali.
La ragione è la possibilità che la Russia allarghi il conflitto: in quel caso i Paesi europei dovrebbero essere in grado di rispondere, anche considerando il progressivo disimpegno statunitense dal continente. Sostenere Kiev e conservare le proprie capacità difensive sono quindi esigenze presenti contemporaneamente nelle valutazioni militari.
La difesa aerea dipende inoltre dalla copertura satellitare statunitense, senza la quale risulta inefficace. Un eventuale ritiro anche del sostegno logistico da parte di Trump, insieme a un’eventuale interruzione della protezione assicurata da Starlink per decisione di Elon Musk, comprometterebbe ulteriormente la capacità di resistenza ucraina.
