L’economia italiana potrebbe perdere slancio nei prossimi mesi, sotto la pressione della ripresa dell’inflazione, dei tassi d’interesse più elevati e della progressiva riduzione degli effetti del Pnrr. A mettere in guardia sui possibili sviluppi è Vincenzo Palomba, presidente di sezione della Corte dei Conti, intervenuto in audizione parlamentare sul Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp). Secondo la magistratura contabile, il quadro internazionale resta particolarmente instabile e presenta rischi rilevanti per la crescita e la competitività delle imprese.
Inflazione, tassi e fine della spinta del Pnrr
“Lo scenario macroeconomico resta esposto a rischi significativi, prevalentemente orientati al ribasso”, ha dichiarato Palomba durante l’audizione. La combinazione tra nuove pressioni inflazionistiche, aumento del costo del denaro e venir meno dell’impulso straordinario garantito dal Piano nazionale di ripresa e resilienza potrebbe frenare l’attività economica italiana. A risentirne sarebbe anche la capacità delle imprese di competere sui mercati.
Energia e instabilità internazionale pesano sui conti pubblici
La Corte dei Conti descrive il Dpfp come un documento improntato alla prudenza, che tiene conto dei vincoli europei nella definizione della manovra e degli obiettivi per il triennio successivo. Le previsioni devono però confrontarsi con uno scenario globale caratterizzato da forti turbolenze, che si riflettono sulle finanze pubbliche sia attraverso la necessità di sostenere famiglie e imprese contro il rincaro dei prezzi, sia tramite le tensioni sui rendimenti dei titoli di Stato.
A oltre sei mesi dall’inizio della guerra in Iran, il contesto internazionale continua a essere segnato da un’elevata volatilità. Le tensioni sui mercati energetici si sono intensificate oltre quanto previsto nei mesi precedenti, aumentando l’incertezza sulle prospettive economiche.
Gli effetti dei rincari dipenderanno dalla loro durata
Per valutare le conseguenze delle tensioni energetiche non basta considerare l’entità degli aumenti dei prezzi: conta anche quanto a lungo dureranno e quanto i sistemi economici riusciranno ad adattarsi. È questo uno dei punti evidenziati dalla Corte dei Conti, secondo cui resta difficile stimare con precisione l’impatto sulla crescita, sull’inflazione e sulle future scelte di politica economica.
La Corte dei Conti segnala l’incertezza sulle regole di finanza pubblica
Nel corso dell’audizione, la magistratura contabile ha richiamato anche la persistente precarietà del quadro normativo nazionale in materia di contabilità e finanza pubblica. Una situazione che, secondo la Corte, si trascina ormai da troppo tempo, mentre si attende ancora il recepimento della normativa europea relativa alla riforma della governance economica.
Nel Dpfp mancano dettagli sulle misure della manovra
La valutazione delle prospettive di finanza pubblica risulta inoltre complicata dall’assenza di una definizione sufficientemente approfondita del quadro programmatico, soprattutto per quanto riguarda le politiche dei singoli settori. La Corte dei Conti segnala anche che non sono stati quantificati gli effetti finanziari delle misure che il governo intende inserire nella manovra in preparazione, nonostante si tratti di informazioni richieste dalla stessa risoluzione parlamentare.
Spesa per energia e difesa, servono indicazioni più precise
Un ulteriore elemento di incertezza riguarda le scelte previste per le risorse destinate al settore energetico e alla difesa, che dovrebbero essere indirizzate prevalentemente verso investimenti in conto capitale. Secondo la Corte, l’assenza di dettagli su queste decisioni rende difficile verificare la solidità del quadro complessivo e la sua coerenza con le priorità indicate dal governo.
Le informazioni sui fattori alla base delle previsioni programmatiche restano quindi incomplete. Per la magistratura contabile, questo limite conferisce al Dpfp un carattere interlocutorio, trasformandolo di fatto in un aggiornamento delle stime di finanza pubblica più che in uno strumento di programmazione effettiva. Un’impostazione che non consente ancora di delineare in modo adeguato il contenuto della prossima manovra di bilancio da sottoporre al Parlamento.
