Il ricorso urgente di Sigfrido Ranucci per tornare alla conduzione di Report è stato rigettato dal tribunale del Lavoro di Roma a 14 giorni dall’udienza. Il giornalista ha commentato: «Rispetto la sentenza e la accetto serenamente».
Per Ranucci, il rispetto della decisione discende dall’impegno per l’autonomia dei giudici: «Mi sono sempre battuto per l’indipendenza della magistratura e battersi per un valore del genere non significa togliersi la maglietta quando non ti fa comodo per poi rimetterla all’occorrenza».
La rimozione e gli incarichi alternativi proposti dalla Rai
La Rai aveva rimosso il giornalista dalla conduzione il 28 agosto scorso, offrendogli tre opzioni: la vicedirezione al Tg3 o a Rainews, oppure l’ufficio di corrispondenza dal Cairo. Il giornalista aveva respinto le proposte e si era rivolto al tribunale per ottenere il reintegro.
Le motivazioni sulla riorganizzazione della redazione
Nel provvedimento di oltre 30 pagine, i giudici ripercorrono anche l’attentato subito da Ranucci nell’ottobre del 2025. La riorganizzazione della redazione, con l’avvicendamento degli autori e della conduzione, appare al tribunale, «a un esame sommario», sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata per risolvere la tensione interna, tutelando il sereno lavoro della redazione nel rispetto della legge.
L’ordinanza richiama anche la posizione difensiva dell’azienda: per la Rai, la scelta del conduttore e del gruppo autorale rientra «nelle prerogative dell’impresa editoriale ed è insindacabile». Il giornalista, sostiene l’azienda, non è quindi titolare di un diritto soggettivo a occupare una determinata posizione nella programmazione televisiva.
Il tribunale ritiene accertato, limitatamente a questa fase e ai tempi ristretti di un’istruttoria necessariamente sommaria, che le notizie sul caso dell’attentato e il relativo clamore mediatico avessero compromesso il proficuo lavoro della redazione. Diversi redattori avevano manifestato il disagio sia al responsabile del programma sia al suo superiore gerarchico, confermando le motivazioni pur genericamente espresse dall’azienda.
Il malessere era stato confermato, con diversi accenti, anche dal giornalista sentito in udienza: «Si erano lamentati con me, anzi avevano fatto presente la necessità di sopportare insieme la pressione mediatica e puntellare la mia posizione tramite una riorganizzazione. Sentivano la pressione mediatica e quindi mi avevano coinvolto essendo loro responsabile. Avevano bisogno di puntellare Report intorno la mia persona perché per 20 anni avevo garantito l’esistenza del programma».
Sulle pressioni politiche, i giudici distinguono tra l’«accertata impropria pressione mediatica» di esponenti di rilievo della maggioranza di Governo, diretta a ottenere la rimozione, e la prova di un’interferenza nelle decisioni aziendali. Quel dato indiziario, non corroborato da altri elementi, non costituisce, nel quadro complessivo acquisito, «prova sufficiente a far ritenere che si sia consumata effettiva e determinante interferenza».
Le valutazioni dei legali e della consigliera Frangi
A margine dell’evento «Censura di Stato – A sostegno di Report e del giornalismo d’inchiesta», organizzato da ANTIMAFIADuemila a Roma, Ranucci è stato accolto dagli applausi. Nella sua lettura, la decisione ha accolto l’idea che il clamore mediatico possa portare alla sostituzione di un conduttore quando la redazione subisce pressioni, senza che risulti provata un’influenza diretta della politica sui dirigenti Rai.
«Tutte le battaglie che ho fatto nella mia vita e che mi hanno portato a 247 querele, a una bomba, a essere sospeso e a subire la decurtazione dello stipendio, trovano compenso solo nell’affetto della gente. L’avete visto tutti: per me significa che ho fatto bene e questo mi basta», ha aggiunto.
Gli avvocati Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita hanno preso «atto della decisione che rispettiamo ma che non condividiamo», precisando: «Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti».
Soddisfazione per la decisione è stata espressa dalla consigliera di amministrazione Rai Federica Frangi: «È importante riconoscere il lavoro svolto dai vertici aziendali nel rispetto delle procedure e delle proprie responsabilità. L’auspicio è che questa decisione contribuisca a ristabilire un clima di serenità».
