Il giudice della Corte Suprema brasiliana Alexandre de Moraes ha emesso giovedì 8 ottobre un mandato d’arresto nei confronti di Eduardo Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair e fratello di Flávio, candidato alla presidenza del Brasile. L’ex deputato, che vive negli Stati Uniti dal 2025, deve scontare una condanna definitiva a quattro anni e due mesi di carcere per aver cercato di ostacolare il processo contro il padre, accusato di aver tentato un colpo di Stato dopo la sconfitta elettorale del 2022. Il giudice ha disposto anche l’annullamento dei suoi passaporti. La decisione arriva a poco più di due settimane dal ballottaggio del 25 ottobre, nel quale Flávio Bolsonaro sfiderà il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva dopo aver ottenuto il maggior numero di voti al primo turno.
La condanna e la possibile estradizione dagli Stati Uniti
La condanna di Eduardo Bolsonaro risale al 16 giugno 2026, quando la Prima sezione della Corte Suprema lo ha riconosciuto colpevole, all’unanimità, di aver esercitato pressioni per interferire in un procedimento giudiziario. Secondo i giudici, l’ex deputato aveva cercato di convincere l’amministrazione statunitense di Donald Trump a imporre sanzioni economiche e diplomatiche contro il Brasile, con l’obiettivo di condizionare il processo per tentato colpo di Stato a carico del padre. Tra le misure contestate figurano i dazi sulle esportazioni brasiliane, le restrizioni sui visti per alcuni funzionari e le sanzioni contro esponenti della magistratura. Il 18 settembre la Corte Suprema ha respinto il ricorso presentato da Eduardo, confermando la pena.
Oltre alla reclusione, da scontare inizialmente in regime semiaperto, la sentenza prevede una sanzione pecuniaria, l’ineleggibilità e la perdita dell’incarico di funzionario della Polizia federale brasiliana, dove Eduardo lavorava come escrivão, una figura con funzioni amministrative e investigative.
Resta però incerta l’effettiva esecuzione della pena. Eduardo si trova negli Stati Uniti, dove risiede dal febbraio 2025, e un suo eventuale rientro in Brasile comporterebbe l’arresto. Un’estradizione appare invece difficile, considerati i rapporti politici tra la famiglia Bolsonaro e Trump. Non risulta tuttavia ancora confermato che sia stata presentata una richiesta formale alle autorità statunitensi.
Il processo contro Jair Bolsonaro per tentato colpo di Stato
La vicenda giudiziaria di Eduardo è strettamente legata a quella del padre Jair Bolsonaro, condannato l’11 settembre 2025 dalla Corte Suprema brasiliana a 27 anni e tre mesi di carcere per aver tentato di organizzare un colpo di Stato dopo la sconfitta alle elezioni presidenziali del 2022 contro Luiz Inácio Lula da Silva. Secondo i giudici, l’ex presidente aveva guidato un’organizzazione criminale con l’obiettivo di rimanere al potere, attraverso un piano che prevedeva anche l’assassinio di Lula e di altre figure istituzionali. Il procedimento ha riguardato inoltre gli eventi dell’8 gennaio 2023, quando migliaia di sostenitori di Bolsonaro assaltarono le sedi delle istituzioni a Brasilia.
La condanna è stata approvata con quattro voti favorevoli e uno contrario. Tra i magistrati che hanno votato per la colpevolezza figura Alexandre de Moraes, lo stesso giudice che ha disposto il mandato d’arresto contro Eduardo. Bolsonaro, che ha sempre respinto le accuse, ha iniziato a scontare la pena nel novembre 2025 e si trova agli arresti domiciliari dal marzo 2026 per motivi di salute, dopo un ricovero per broncopolmonite.
Flávio e Lula al ballottaggio del 25 ottobre
La notizia sul mandato di arresto di Eduardo arriva in un momento di alta tensione elettorale in Brasile. Le elezioni presidenziali si decideranno domenica 25 ottobre, quando i cittadini torneranno alle urne per scegliere proprio tra Flávio Bolsonaro, fratello di Eduardo, e il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva. Nessuno dei candidati ha superato il 50% dei voti al primo turno: il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, esponente dell’estrema destra brasiliana, ha ottenuto circa il 47%, contro il 45% di Lula, leader della sinistra. Gli altri dieci candidati non hanno superato il 3 per cento e la maggior parte è rimasta sotto l’1. L’affluenza è stata del 79 per cento, in linea con le precedenti presidenziali.
Il distacco di due punti non è incolmabile per Lula, ma Flávio partirà favorito: questo potrebbe incidere sulle prossime tre settimane di campagna. Anche nel 2022 il Brasile era arrivato al ballottaggio, ma allora era stato Lula a chiudere il primo turno in vantaggio di circa cinque punti su Jair Bolsonaro, poi sconfitto al secondo turno. Questa volta, invece, è il figlio dell’ex presidente a presentarsi con un margine favorevole, seppur ridotto. La sfida del 25 ottobre sarà quindi decisiva non soltanto per il futuro politico del Paese, ma anche per quello della famiglia Bolsonaro, alle prese con le condanne giudiziarie di Jair ed Eduardo.
