“Hanno rovinato la mia vita, hanno avvelenato la mia vita. L’amore che ho messo in questo posto, l’impegno, le energie, le relazioni che ho tessuto, le amicizie e il progetto che ho condiviso con la gente per questo luogo. Io continuo a lottare con tutti gli strumenti che ho. Utilizzerò tutte le sedi che la legge mi mette a disposizione per perseguire tutte le responsabilità, anche personali, per fare chiarezza su una situazione che si è consumata nel silenzio per troppo, troppo tempo.”
Si apre con questa dichiarazione di Gabriele Gallinari, attore e regista, il nuovo capitolo della vicenda legale e amministrativa riguardante la Torre di Chia, l’ultimo rifugio di Pier Paolo Pasolini nel Viterbese.
È infatti scaduto il termine di 30 giorni indicato nell’ordinanza della Regione Lazio per la riconsegna dell’immobile a seguito del provvedimento di reintegra. Gallinari ha confermato di non aver lasciato la struttura e di aver depositato un ricorso al TAR con istanza cautelare di sospensiva, in attesa che la giustizia civile proceda con il giudizio d’appello, la cui udienza di merito è fissata per il luglio 2028.
La ricostruzione dell’acquisto e degli interventi sulla struttura
In merito all’origine della proprietà e alle verifiche effettuate prima dell’atto, Gallinari riferisce i passaggi che hanno preceduto la compravendita: “Nel 2019, dopo aver custodito la Torre per quasi cinquant’anni, gli eredi Pasolini hanno provato per un anno a interessare le istituzioni affinché acquisissero la proprietà, ma senza successo. La casa necessitava di un restauro imponente e così è stata messa in vendita sul mercato. L’ho trovata su un sito di annunci: me ne sono innamorato e ho ritenuto che non meritasse di andare incontro al degrado. Per acquistarla ho venduto la mia prima casa a Roma, la mia unica abitazione.”
Sulle procedure amministrative e di garanzia notarile, Gallinari precisa: “Il notaio ha fatto tutte le verifiche occorrenti. Il Comune ha certificato l’inesistenza di usi civici o altri gravami basandosi su documentazione regionale, e lo Stato ha formalmente rinunciato al diritto di prelazione. C’è stata anche un’interrogazione parlamentare in cui lo Stato ha spiegato le motivazioni della rinuncia, ribadendo la natura privata della proprietà. Ho poi restaurato l’immobile interamente a mie spese in un cantiere durato tra i 3 anni e mezzo e i 4 anni, sempre sotto la supervisione della Soprintendenza poiché si tratta di un bene vincolato dal Ministero dei Beni Culturali.”
L’attore ha inoltre ricordato la gestione delle aperture al pubblico svolta negli ultimi anni: “Nonostante non avessi alcun obbligo, ho stretto una convenzione con il Comune di Soriano nel Cimino per riaprire la casa al pubblico e ho accolto le sollecitazioni dell’Istituto Ministeriale Ville Monumentali della Tuscia, intensificando le aperture e gli eventi gratuiti: visite anche con licei italiani e stranieri, concerti e presentazioni di libri.”
La contesa legale nasce dall’azione intrapresa da un ente agrario, il quale ha rivendicato la natura di uso civico per l’area su cui insiste la struttura. Gallinari ripercorre gli esiti delle perizie e dei gradi di giudizio: “Il giudice di primo grado ha nominato un proprio consulente tecnico d’ufficio, il quale, dopo circa cinque mesi di ricerche e con una relazione di 87 pagine, ha escluso la presenza di usi civici, confermando la natura privata della proprietà e la regolarità delle certificazioni comunali. Ciononostante, la sentenza di primo grado ha ribaltato le conclusioni ordinando la reintegra. La Corte d’Appello ha fissato l’udienza di merito al 2028 e ha rigettato la richiesta di sospensiva ritenendo non dimostrato il pericolo di danno irreparabile. Il giudice non ha però disposto alcun risarcimento per me, né il riconoscimento delle migliorie. La Regione, avviando la reintegra in 30 giorni, sostiene inoltre che debba essere io a pagare un indennizzo all’ente per l’occupazione.”
La petizione, si mobilita anche il mondo della cultura
A sostegno della posizione di Gallinari è stata promossa su Change.org la petizione “Pasolini ‘abusivo’? Salviamo la sua torre!”, che ha raggiunto circa 26.000 sottoscrizioni e raccolto l’adesione di diverse personalità del settore culturale, tra cui Liliana Cavani, Marco Tullio Giordana e Dante Ferretti.
Riguardo alla mobilitazione e alle questioni di diritto sollevate nei confronti delle istituzioni, Gallinari osserva: “Il sostegno di queste persone e dei visitatori accolti in questi anni è di grande conforto. La questione centrale che pongo riguarda la tutela del diritto di proprietà, il diritto alla casa e la tutela dell’affidamento che il privato cittadino ripone nelle certificazioni rilasciate dalle autorità pubbliche. Se un cittadino acquista con le verifiche e i nulla osta degli enti competenti, ci si chiede se sia ammesso ordinare il rilascio dell’immobile in 30 giorni senza indennizzo prima di una sentenza definitiva.”
Le richieste e le prospettive sull’esecuzione
In merito alla fase attuale e alle motivazioni della richiesta di sospensione presentata al TAR, Gallinari conclude: “Ho comprato questa casa per salvarla quando nessuno la voleva, la sto custodendo con la massima cura e la tengo aperta al pubblico. Che urgenza c’è di togliermi la prima casa prima che una sentenza diventi definitiva? Se tra qualche anno i giudici dovessero darmi ragione, lo Stato sarebbe costretto a restituirmela e a ripagare i danni con i soldi dei cittadini. L’unica cosa richiesta ora è congelare l’esecutività del provvedimento e attendere la sentenza finale.”
