Un terremoto giudiziario travolge i vertici del mondo universitario telematico e lambisce il settore dell’informazione italiana. La Procura di Napoli ha notificato 22 avvisi di garanzia ed eseguito perquisizioni nell’ambito di un’articolata inchiesta che vede al centro il gruppo Multiversity-UniPegaso. Le ipotesi di reato formulate dai magistrati partenopei delineano un quadro complesso, strutturato su due direttrici principali: da un lato, le presunte pressioni esercitate sulla politica per mantenere modalità d’esame semplificate; dall’altro, un ipotizzato sistema di corruzione tra privati volto a condizionare le principali testate giornalistiche del Paese.
L’ombra delle pressioni sul Ministero dell’Università
Al centro dell’attenzione degli inquirenti figura Fabio Domenico Vaccarono, presidente del gruppo UniPegaso-Multiversity. Secondo la ricostruzione dei pm della Procura di Napoli, Vaccarono si sarebbe attivato per tutelare un modello organizzativo ritenuto strategico per l’ateneo. L’ipotesi d’accusa sostiene che, attraverso l’intermediazione di Luigi Bisignani, sarebbero state esercitate pressioni sulle istituzioni – in particolare verso il Ministero dell’Università guidato da Anna Maria Bernini – per ottenere la proroga della normativa “eccezionale” introdotta durante l’emergenza pandemica da Covid-19 per gli esami a distanza.
Tale regolamentazione consentiva di demandare la visione, la validazione e la verbalizzazione delle registrazioni delle prove d’esame direttamente al personale amministrativo, svincolando la procedura dalla presenza obbligatoria dei docenti. Un meccanismo che, secondo le tesi accusatorie, avrebbe favorito o avallato la gestione irregolare di corsi, titoli e attestati formativi. È fondamentale precisare che, nell’ambito dell’inchiesta UniPegaso, né il ministro Bernini né Bisignani risultano iscritti nel registro degli indagati per questa vicenda.
Inchiesta UniPegaso, la presunta rete per “comperare” il silenzio stampa
Il secondo filone dell’indagine, per il quale viene ipotizzata un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione tra privati, riguarda i rapporti stretti tra i vertici di Multiversity e il sistema mediatico nazionale. Secondo la Procura, i dirigenti dell’ateneo e i referenti del fondo di investimento proprietario avrebbero ideato una strategia finalizzata a blindare la reputazione del gruppo ed evitare ripercussioni economiche.
L’operazione sarebbe scattata a ridosso dell’emergere di precedenti filoni d’inchiesta sulla gestione dell’università.
Per evitare che sui giornali comparissero notizie dettagliate o lesive dell’immagine dell’azienda, il gruppo avrebbe sfruttato come leva la promessa, l’erogazione o l’aumento di cospicui budget pubblicitari. Attraverso questa fitta rete di intese con gruppi editoriali, concessionarie di pubblicità e direttori, l’obiettivo sarebbe stato quello di silenziare, ritardare o ammorbidire gli articoli di cronaca giudiziaria, arrivando in certi casi a pretendere un’interlocuzione preventiva sulle notizie prima della loro pubblicazione.
Un elenco che coinvolge i grandi media nazionali
La portata dell’inchiesta appare particolarmente vasta per via dell’alto numero di realtà editoriali menzionate negli atti giudiziari. L’elenco contenuto nel decreto di perquisizione include praticamente tutti i principali player dell’informazione italiana: dai gruppi Gedi e Rcs alle edizioni di testate come Il Fatto Quotidiano, Fanpage.it, Il Foglio, Domani, Libero, Il Sole 24 Ore, oltre ai network locali di CityNews e all’agenzia Italpress.
Tra i 22 indagati compaiono infatti non solo i vertici societari di Multiversity e della società di comunicazione incaricata di gestire le relazioni pubbliche, ma anche amministratori delegati e direttori di testata, tra cui spiccano i nomi di Mario Orfeo (ex direttore di Repubblica), Francesco Cancellato (Fanpage), Andrea Malaguti (ex direttore de La Stampa), Claudio Cerasa (Il Foglio) e Peter Gomez (ilfattoquotidiano.it). L’inchiesta, firmata dai magistrati della Procura partenopea, apre ora una fase cruciale in cui gli indagati avranno modo di presentare le proprie difese e chiarire la regolarità delle proprie condotte, sia sul fronte delle procedure accademiche sia nelle lecite relazioni commerciali e pubblicitarie con i mezzi di informazione.
