Nuove registrazioni telefoniche, messaggi e documenti ottenuti da ABC News aggiungono nuovi elementi al caso dei cosiddetti Cornell 7, i sette ex studenti dell’Università Cornell accusati da una studentessa, identificata negli atti come Jane Doe, di aver partecipato a una violenza sessuale di gruppo nella casa della confraternita Chi Phi nell’ottobre 2024.
Il materiale esaminato dalla testata americana riguarda soprattutto ciò che sarebbe avvenuto nelle settimane successive alla notte del 19 ottobre 2024, quando la studentessa raccontò di essere stata aggredita dopo essere arrivata nella casa della confraternita. Le nuove informazioni non costituiscono una sentenza penale, ma mostrano le comunicazioni tra alcuni degli studenti coinvolti e la ragazza e fanno emergere, secondo ABC News, quelli che alcuni testimoni hanno definito tentativi di “monitorare danni collaterali”, cioè di contenere le conseguenze della vicenda.
Le telefonate ottenute da Cornell 7 ABC News da ABC News
Uno degli elementi più rilevanti dell’inchiesta di ABC News sono le registrazioni di alcune telefonate effettuate da Jane Doe nei giorni successivi alla denuncia. In una delle conversazioni, avvenuta il giorno prima che la studentessa si rivolgesse alla polizia universitaria, la ragazza parla con Matthew Ingalls, uno degli studenti che, secondo i documenti, l’aveva invitata nella casa della confraternita.
“Quello che è successo è l’unico modo per me di guarire”, gli avrebbe detto, spiegando di voler ricostruire cosa fosse accaduto quella notte. La studentessa racconta di essere confusa, di avere difficoltà a ricordare la sequenza degli eventi e di voler capire come tante persone fossero finite nella stanza. A un certo punto gli chiede infatti come gli altri ragazzi siano entrati nella camera. La risposta di Ingalls, secondo la registrazione ottenuta da ABC News, è che la porta era aperta, che la festa era affollata e che non c’era altro posto dove andare.
Ma nei messaggi acquisiti dagli investigatori universitari emerge un elemento differente. Nel gruppo Snapchat della confraternita, composto da quasi 60 persone, Ingalls avrebbe invitato altri ragazzi a entrare nella stanza con messaggi espliciti, tra cui l’invito a “ripulire al più presto”. Durante la telefonata Jane Doe arriva quindi a confrontarsi direttamente con lui: “Quello che avete fatto può essere classificato come stupro di gruppo”, cioè che ciò che avevano fatto sarebbe stato classificabile come stupro di gruppo.
Ingalls, secondo la registrazione, risponde mettendo in dubbio la ricostruzione degli eventi e affermando che fosse possibile che entrambi ricordassero male quanto accaduto. La ragazza replica invece di ricordare il momento in cui si sarebbe resa conto che nella stanza c’erano troppe persone.
I messaggi dopo la denuncia: “Dovrei chiamare Jane?”
Un altro elemento riguarda le ore successive alla denuncia. L’8 novembre 2024 Jane Doe si rivolse alla polizia di Cornell, raccontando di essere stata violentata da un gruppo di uomini nella casa della Chi Phi.
Lo stesso giorno la confraternita venne temporaneamente sospesa. Nei messaggi ottenuti da ABC News, alcuni membri avrebbero iniziato a chiedersi da dove provenisse l’accusa e come reagire. “Qual è il piano? Dovrei chiamare[Jane Doe]?” avrebbe scritto Ingalls in una chat ristretta, aggiungendo di non pensare che la ragazza avrebbe denunciato l’accaduto. Il presidente della confraternita gli avrebbe quindi suggerito di aspettare prima di contattarla.
Nella stessa conversazione, alcuni studenti avrebbero cercato di ricostruire la data esatta dell’episodio, confrontando le feste organizzate dalla confraternita nelle settimane precedenti. Il tentativo di ricostruzione riguardava in particolare una festa a tema Hawaii, che secondo i documenti sarebbe quella della notte dell’incidente.
Secondo una delle testimonianze raccolte dalla polizia, la vicenda sarebbe stata successivamente discussa anche durante una riunione della confraternita. Uno degli studenti avrebbe descritto la conversazione come qualcosa di informale, sostenendo che non ci fosse stata una risposta coordinata.
Il tentativo di convincere una testimone
Tra i nuovi elementi esaminati da ABC News c’è poi una comunicazione che coinvolgerebbe direttamente una persona vicina a Jane Doe.
Secondo i documenti dell’indagine universitaria, Ingalls avrebbe scritto alla donna suggerendole di fornire nuove prove che potessero portare all’archiviazione delle accuse nei suoi confronti e contro un altro studente.
Il messaggio, secondo ABC News, conteneva un passaggio particolarmente significativo: se fosse emersa una prova sufficientemente convincente da scagionarlo, quella stessa prova avrebbe potuto dimostrare che Jane Doe aveva mentito.
La donna avrebbe risposto di non avere alcuna prova del genere. Successivamente avrebbe mostrato i messaggi a Jane Doe e li avrebbe consegnati agli investigatori dell’università. Agli investigatori avrebbe raccontato che Ingalls aveva cercato anche attraverso altre comunicazioni di convincerla che Jane Doe stesse mentendo.
È uno degli elementi che, secondo ABC News, contribuiscono alla ricostruzione di una possibile attività di contenimento delle accuse dopo l’episodio. Non significa però, di per sé, che tutti i sette studenti abbiano partecipato a queste comunicazioni o che tali messaggi costituiscano una prova definitiva delle accuse originarie.
Un caso che ora passa nelle mani dello Stato di New York
Le nuove informazioni arrivano mentre il caso sta entrando in una fase completamente diversa.
Jane Doe aveva denunciato l’accaduto alla polizia di Cornell nel novembre 2024. Il procuratore della contea di Tompkins, Matthew Van Houten, decise successivamente di non procedere penalmente. Secondo documenti ottenuti da ABC News, il suo ufficio avrebbe valutato la dichiarazione iniziale della studentessa ma non avrebbe esaminato l’intero materiale raccolto successivamente dalla polizia universitaria, comprese ulteriori interviste e documenti dell’indagine interna.
Il procuratore ha difeso la decisione sostenendo che, sulla base del materiale ricevuto, non fossero presenti gli elementi necessari per procedere con accuse penali secondo la legge dello Stato di New York. Ha inoltre affermato che l’ufficio non aveva ricevuto il quadro completo dell’indagine condotta dall’università.
La vicenda ha però avuto un nuovo sviluppo la scorsa settimana: la governatrice di New York Kathy Hochul ha rimosso Van Houten dal caso e nominato la procuratrice generale dello Stato, Letitia James, come special prosecutor, affidandole la nuova indagine penale. Parallelamente, Cornell ha annunciato una revisione esterna sulla gestione del caso da parte dell’università.
Nel frattempo, sul piano universitario, l’indagine interna condotta da Cornell aveva portato a provvedimenti disciplinari nei confronti degli studenti coinvolti, con due espulsioni e altre sospensioni, mentre uno degli ex studenti ha avviato un’azione legale per contestare la sanzione ricevuta.
Le nuove registrazioni ottenute da ABC News non chiudono dunque il caso. Al contrario, aggiungono nuovi elementi alla ricostruzione di ciò che sarebbe avvenuto dopo quella notte, mostrando le conversazioni tra la studentessa e alcuni degli studenti accusati e le comunicazioni interne alla confraternita.
Ora sarà l’indagine guidata da Letitia James a stabilire se il materiale raccolto possa portare a nuove conclusioni sul piano penale.
