La governatrice di New York Kathy Hochul ha deciso di togliere l’inchiesta riguardo la violenza sessuale subita da Jane Doe nei locali della Confraternita Chi Pi della Cornell al procuratore distrettuale della contea di Tompkins. “Le nuove informazioni hanno sollevato seri interrogativi su come questo caso sia stato gestito, e ho perso fiducia nella capacità del procuratore distrettuale di occuparsene in modo equo”, ha dichiarato Hochul. “La giovane donna al centro di questo caso merita di sapere che ogni fatto sarà esaminato e che sarà perseguita la giustizia”. Le indagini le ha affidate a Laetitia James.
Il procuratore Matthew Van Houten ha ribadito alla CNN che, prima di decidere di non formulare accuse, il suo ufficio aveva ricevuto soltanto i messaggi Snapchat e una relazione investigativa di sei pagine. Ma il New York Times ha ottenuto oltre 1.000 pagine di materiale interno dell’indagine condotta da Cornell, comprese le dichiarazioni rese dalla studentessa alla polizia universitaria sulla presunta aggressione. L’avvocato di Jane Doe ne ha confermato il contenuto alla CNN, precisando: “Non siamo stati noi a divulgare questi documenti”.
Cornell, cosa sarebbe successo nella confraternita Chi Phi
La vicenda risale alla notte del 19 ottobre 2024. Jane Doe, nome utilizzato negli atti per tutelare l’identità della ragazza, aveva allora 20 anni ed era una studentessa di Cornell. Secondo quanto raccontato successivamente agli investigatori e nella causa civile depositata nel settembre 2026, quella sera aveva bevuto prima di raggiungere la sede della confraternita della prestigiosa Università dell’Ivy League Chi Phi, a Ithaca.
La ragazza ha detto che all’interno della casa, dopo averle dato alcol, marijuana e ketamina, diversi studenti l’hanno struprata. La sua denuncia distingue, però, alcuni primi contatti sessuali consensuali da ciò che avvenne successivamente, quando sarebbe stata troppo intossicata per poter prestare consenso. La causa civile chiama in causa sette membri o ex membri della confraternita, oltre all’università e alla confraternita stessa.
Tra gli elementi finiti al centro dell’inchiesta c’è anche uno screenshot di un gruppo Snapchat della confraternita. Secondo gli atti citati dalle testate statunitensi, durante quella notte uno degli studenti avrebbe scritto agli altri facendo riferimento alla possibilità di raggiungere la stanza in cui si trovava Jane Doe. È proprio quello screenshot uno dei documenti che Cornell afferma essere stato trasmesso all’ufficio del procuratore.
Cornell, Jane Doe disse alla polizia di essere stata violentata
Tre settimane dopo, il 14 novembre 2024, Jane Doe venne interrogata dalla polizia universitaria. Le trascrizioni complete dell’intervista, emerse soltanto ora, occupano centinaia di pagine. Nella stanza erano presenti anche un investigatore del Title IX, una persona incaricata di assistere le vittime e un consulente personale della studentessa.
È uno dei passaggi più rilevanti dei nuovi documenti. Durante quell’interrogatorio, Jane Doe disse alla polizia di essere certa di essere stata violentata. Raccontò inoltre di essere arrivata a un livello di intossicazione tale da non sentirsi più in grado di controllare ciò che stava accadendo.
Il procuratore Van Houten sostiene di non aver mai ricevuto le trascrizioni integrali. Secondo la sua ricostruzione, nel 2024 il suo ufficio ebbe a disposizione essenzialmente una relazione di sei pagine preparata dalla polizia universitaria e alcuni messaggi Snapchat. Sulla base del materiale ricevuto decise di non formulare accuse penali.
Anche la versione di Cornell sulla trasmissione dei documenti è finita sotto esame. In una pagina di domande e risposte pubblicata negli ultimi giorni, l’università aveva inizialmente scritto che la polizia universitaria aveva consegnato alla Procura “tutte le informazioni investigative”. La frase è stata successivamente rimossa. Cornell ha poi precisato che erano stati trasmessi la dichiarazione giurata della studentessa e lo screenshot di Snapchat.
Perché l’inchiesta è stata riaperta
Per quasi due anni, però, sul piano penale nessuno è stato incriminato. La situazione è cambiata il 14 settembre 2026, quando Jane Doe ha presentato una causa civile contro Cornell, la confraternita Chi Phi, sette studenti ed ex studenti e altri soggetti, accusando anche l’università di non averla adeguatamente protetta. Cornell ha accettato un’indagine esterna sulla propria gestione delle accuse rivolte dalla studentessa a diversi membri della confraternita. Hochul lo ha comunicato mercoledì su X: “Come mamma che ha accompagnato la propria figlia all’università non molto tempo fa, i genitori meritano di sapere che l’istituzione alla quale affidano i figli li proteggerà. Pur avendo proprio qui a New York alcune delle leggi più severe sulle aggressioni sessuali nelle università, penso che possiamo fare meglio”.
La pubblicazione della causa ha riportato il caso all’attenzione nazionale. Il procuratore Van Houten ha quindi annunciato la riapertura dell’indagine penale, affermando di voler sottoporre il materiale a un grand jury.
Ma il primo ottobre Hochul è andata oltre: ha firmato un ordine esecutivo affidando direttamente l’inchiesta alla procuratrice generale dello Stato Letitia James, nominata special prosecutor. “Ogni newyorkese merita di sapere che quando denuncia un crimine questo verrà investigato pienamente ed equamente”, ha dichiarato James.
La nomina significa che sarà ora l’ufficio della procuratrice generale a riesaminare il caso, raccogliere eventuali nuove prove e testimonianze e, se riterrà che esistano gli elementi necessari, presentare le accuse a un grand jury e procedere penalmente. Al momento, però, nessuno dei sette uomini indicati nella causa civile è stato incriminato.
Il lavoro del giornale studentesco sulla denuncia
Il Cornell Daily Sun, gestito dagli studenti, ha portato per primo alla luce la presunta violenza. Cereese Qusba, redattrice con responsabilità di coordinamento, e Sophia Dasser, direttrice del giornale, hanno raccontato a Erin Burnett della CNN il lavoro svolto.
“C’è stato a lungo silenzio da parte dell’amministrazione di Cornell, e volevo davvero esaminare ciò che stava accadendo; volevo scoprire dove fossero le persone accusate, che cosa fosse successo ai procedimenti previsti dal Title IX, che cosa fosse successo a un’indagine penale”, ha dichiarato Qusba, che è riuscita a entrare in contatto con Jane Doe.
