A Cuba la crisi energetica e quella sanitaria si stanno alimentando a vicenda. I blackout prolungati compromettono il funzionamento delle pompe che portano l’acqua nelle abitazioni, la mancanza di acqua peggiora le condizioni igieniche e caldo, umidità e piogge creano un ambiente favorevole alla proliferazione delle zanzare. In questo contesto, sull’isola stanno aumentando i casi di dengue, mentre vengono segnalate anche infezioni da chikungunya ed epatiti virali.
Oltre 7mila casi di dengue nel 2026
Secondo gli ultimi dati disponibili del Global Dengue Observatory, aggiornati al 18 settembre, nel 2026 Cuba avrebbe registrato 7.133 casi di dengue, circa 7,4 volte il livello atteso sulla base dell’andamento degli anni precedenti. Solo ad agosto sono stati stimati 3.214 casi, dopo i 2.173 di luglio. La situazione potrebbe inoltre peggiorare: storicamente sull’isola il picco delle infezioni viene raggiunto proprio nel mese di ottobre.
La dengue viene trasmessa principalmente dalle zanzare Aedes aegypti, che proliferano soprattutto in presenza di acqua stagnante. Le difficoltà nell’approvvigionamento idrico possono quindi produrre un paradosso: quando l’acqua corrente manca per giorni, le famiglie sono costrette a conservarla in secchi, cisterne e altri contenitori, che se non adeguatamente coperti possono diventare luoghi di riproduzione per le zanzare.
Non è però l’unica malattia che preoccupa le autorità sanitarie. L’Organizzazione Panamericana della Sanità (PAHO), ufficio regionale dell’OMS, segnala a Cuba una trasmissione attiva della dengue e un forte aumento dei casi di chikungunya.
Cuba, blackout e carenza d’acqua aggravano l’emergenza sanitaria
Dietro l’aumento delle infezioni c’è una crisi molto più ampia. Secondo Reutersi, in numerosi quartieri dell’Avana i residenti sono costretti a vivere senza acqua corrente per giorni o settimane. Quasi il 90% delle infrastrutture che garantiscono l’approvvigionamento idrico della capitale dipende infatti da pompe alimentate elettricamente e i blackout possono ormai durare più di 24 ore.
Le conseguenze sono già visibili. Le autorità sanitarie cubane hanno segnalato la diffusione di virus, compreso un ceppo di epatite virale, mentre a settembre l’ambasciata statunitense all’Avana aveva avvertito di un “significativo aumento” delle malattie diarroiche, collegandolo al deterioramento delle infrastrutture idriche ed energetiche. La mancanza di elettricità rende inoltre più difficile conservare correttamente alimenti e medicinali.
La crisi riguarda tutta Cuba
La crisi non riguarda soltanto la capitale. Le Nazioni Unite hanno documentato negli ultimi mesi come le ripetute interruzioni della rete elettrica abbiano compromesso l’accesso ad acqua potabile, servizi sanitari e telecomunicazioni. Già a luglio, durante uno dei blackout nazionali, le pompe dell’acqua dell’Avana si erano fermate e alcuni ospedali avevano dovuto limitare i propri servizi.
Le Nazioni Unite avevano già denunciato a maggio che ospedali e strutture sanitarie cubane stavano affrontando difficoltà nel garantire interventi chirurgici, laboratori, banche del sangue e programmi di vaccinazione a causa della scarsità di elettricità, carburante, farmaci e materiale sanitario.
