Salim El Koudri era in grado di comprendere le proprie azioni quando il 16 maggio ha investito la folla nel centro di Modena. Lo hanno confermato giovedì 2 ottobre i periti Matilde Forghieri e Giuseppe Sartori durante l’incidente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari. Il 31enne soffre di un disturbo psichiatrico che, secondo gli esperti, non avrebbe però compromesso la sua capacità di intendere e di volere.
Le conclusioni della perizia su El Koudri riguardano anche la possibilità di affrontare il giudizio: l’uomo sarebbe in grado di sostenere il processo. La difesa contesta invece la valutazione sulle sue condizioni al momento dell’attacco e sostiene che la patologia abbia inciso sul comportamento dell’indagato.
L’attacco del 16 maggio e gli accertamenti sul movente
El Koudri, cittadino italiano nato in provincia di Bergamo e di famiglia marocchina, è entrato nel centro di Modena con la propria Citroën C3 il pomeriggio di sabato 16 maggio. Ha accelerato contro i pedoni in via Emilia e largo Porta Bologna. Dopo essersi schiantato, è sceso dall’auto armato di coltello ed è stato bloccato da alcuni passanti.
Tra le persone intervenute c’erano Osama Shalaby e suo figlio Mohamed, cittadini egiziani, che hanno contribuito a immobilizzarlo. Otto persone sono rimaste ferite nell’attacco. Monica Esposito, 55 anni, è morta il 22 luglio dopo oltre due mesi di ricovero, senza aver mai ripreso conoscenza. Era stata travolta mentre passeggiava con il marito, rimasto a sua volta ferito.
El Koudri è accusato dalla Procura di Modena di strage e lesioni aggravate. Gli investigatori hanno cercato fin dalle prime ore di verificare una possibile matrice terroristica. Nei dispositivi dell’indagato sono state successivamente trovate numerose ricerche online sullo Stato Islamico, noto anche come Isis, su Osama Bin Laden, sugli attentati compiuti in Europa e sui conflitti in Medio Oriente. Non sono però emersi, fino a questo momento, contatti con cellule jihadiste o organizzazioni estremiste.
La capacità di intendere e di volere riconosciuta dai periti non dimostra, di per sé, una finalità terroristica. La questione del movente rimane distinta dalla valutazione psichiatrica ed è ancora oggetto di accertamenti.
El Koudri, il caso che diventò politico
Già nelle ore successive all’attacco, quando il movente non era ancora stato chiarito, il caso El Koudri entrò nel dibattito politico. Roberto Vannacci scrisse: “Quante Modena dovranno ripetersi per capire che ci vuole la remigrazione?”, descrivendo il 31enne come un immigrato di prima o seconda generazione, islamico e “in probabile contatto” con ambienti radicalizzati. El Koudri è però cittadino italiano e, nelle prime verifiche sui suoi dispositivi, non erano emersi elementi che dimostrassero una radicalizzazione jihadista.
Anche Matteo Salvini collegò quanto accaduto ai temi dell’immigrazione e della cittadinanza, sostenendo che El Koudri “inneggiava ad Allah” e rilanciando la proposta di rendere più semplice la revoca della cittadinanza in presenza di reati gravi. Una lettura diversa arrivò invece dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che il giorno successivo all’attacco disse che il fatto sembrava collocarsi soprattutto in una situazione di “disagio psichiatrico”, precisando che sarebbero serviti ulteriori accertamenti.
Per ora non risulta fissata una data per il processo relativo alla morte di Monica Esposito. Il procedimento è ancora nella fase precedente al dibattimento: oggi, 2 ottobre 2026, si è svolta l’udienza in incidente probatorio
