L’Aula della Camera ha respinto oggi, con un’unica votazione a scrutinio segreto, le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni sulla legge elettorale. I voti contrari sono stati 229, quelli favorevoli 151: la maggioranza ha così superato il primo passaggio dell’esame in Assemblea.
L’ultima capigruppo di Montecitorio aveva previsto il voto per le 12, dopo il decreto imballaggi. Al dibattito si erano iscritti una trentina di parlamentari, con una durata prevista di 4 o 5 ore.
La Camera respinge le pregiudiziali sulla legge elettorale
L’indicazione del candidato premier è al centro della contestazione di Riccardo Magi, leader di Più Europa, che ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità. Per Magi, «l’indicazione» del candidato premier «non è una indicazione politica», ma «è un vincolo giuridico ed è oggettivamente una lesione dei poteri del capo dello Stato».
La critica riguarda anche il rapporto tra governabilità e libertà di scelta degli elettori. Questa legge elettorale «è un atto di prepotenza del governo che impedisce il gioco democratico. Lasciate che siano i cittadini a scegliere», ha affermato Magi. Il leader di Più Europa ha accusato la maggioranza: «Il gioco della governabilità vi spinge a voler governare anche il risultato delle elezioni in anticipo».
Le fiducie ipotizzate e il calendario del voto finale
Una nuova capigruppo è prevista nella giornata di oggi per definire più nel dettaglio i lavori della prossima settimana. Il calendario finora ipotizzato prevede che lunedì 5, durante l’esame delle parti modificate dal Senato, dovrebbero essere chiesti 3 voti di fiducia.
Le richieste riguarderebbero gli articoli 1 e 2, modificati anche con l’introduzione delle preferenze, e il 3, relativo al collegio del Trentino. Per l’articolo 8, invece, non si è finora parlato di fiducia: la modifica approvata a Palazzo Madama, condivisa da maggioranza e opposizioni, ha esteso il voto fuori sede alle persone che assistono familiari.
Dopo l’esame degli ordini del giorno, il voto finale sul provvedimento è previsto tra il 7 e l’8 ottobre e sarà segreto. La previsione tiene conto della possibilità che le opposizioni utilizzino tutto il tempo disponibile per gli interventi.
Le tribune e le regole per il personale dei gruppi
L’accesso alle tribune di Montecitorio cambia in vista degli scrutini segreti. La tribuna centrale, riservata ai giornalisti, sarà interdetta al personale dei gruppi, che potrà chiedere l’accesso a quelle laterali destinate ai cineoperatori, firmando il Codice di autoregolamentazione: l’impegno è a non effettuare fotografie o riprese improprie dei lavori.
La misura segue il caso delle «vedette» di metà luglio. Durante il primo passaggio alla Camera, alcuni dipendenti del gruppo parlamentare di FdI avevano osservato le mosse dei deputati di centrodestra, anche registrando filmati, per individuare i franchi tiratori. Questi ultimi, stimati in una trentina, contribuirono alla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze. Le opposizioni protestarono e l’Associazione stampa parlamentare segnalò il caso ai questori di Montecitorio, che lo esaminarono in una riunione.
I nuovi terminali con schermo tattile sono operativi sui banchi dall’inizio di settembre. Per il voto segreto resta però in uso la pulsantiera nella tasca del terminale, con i tre tasti verde, bianco e rosso. Basta un dito: diversi parlamentari in Transatlantico ragionano sulla possibilità di usare soltanto l’indice o il mignolo per mostrare ai colleghi il rispetto dell’indicazione di partito.
