Diana Bianchedi ha lasciato l’incarico di capodelegazione della Nazionale dopo le critiche rivoltele dal ministro per lo Sport Andrea Abodi, intervenuto ieri in mattinata a Milano. Giovanni Malagò, presidente della Figc, ha sostenuto la sua decisione a margine dell’assemblea di Lega Pro: «È una scelta che non posso che condividere».
Per Malagò, l’intervento del ministro «è non convenzionale, sgrammaticato, fuori luogo». Il presidente federale ha aggiunto: «Credo che sia impossibile darle torto». E ancora: «Non mi sembra che da parte del ministro sia stata l’unica uscita su questioni che riguardano il calcio. I fatti mi sembrano molto chiari».
Le dimissioni di Bianchedi dalla Nazionale
Le dimissioni di Bianchedi, ex campionessa olimpica di scherma e vicepresidente vicario del Comitato olimpico, arrivano a meno di due mesi dalla nomina. Il neo presidente federale Malagò le aveva affidato l’incarico il 9 agosto; il 23 settembre aveva esordito al fianco degli azzurri, prima donna a ricoprire il ruolo.
«A seguito delle dichiarazioni rilasciate dal ministro Andrea Abodi, e delle polemiche che ne sono scaturite rassegno le mie dimissioni», ha spiegato Bianchedi, motivando la decisione con il rispetto per il Coni, la sua Giunta, la Figc e le istituzioni sportive, richiamando la propria carriera da atleta e dirigente.
La tutela della squadra è la ragione indicata per il passo indietro: «Ho sempre agito con correttezza e serietà, nel rispetto delle norme e delle persone, per il bene dello sport», ha affermato, sostenendo che questi valori vengono oggi ingiustamente messi in discussione. Bianchedi ha spiegato di voler proteggere gli azzurri dalle polemiche per ciò che rappresenta la maglia della Nazionale.
La dirigente ha descritto una squadra compatta e motivata, con grandi professionisti, dal commissario tecnico ai giocatori e allo staff. Li ha ringraziati per l’accoglienza e le emozioni vissute in pochi giorni, ricordando che lo sport deve essere primariamente questo: «Tifiamo per questi ragazzi, se lo meritano».
Il dissenso sul commissariamento della Federpesistica
Le critiche di Abodi riguardavano la posizione di Bianchedi e dell’altro vicepresidente del Coni, Di Paola: nella seduta di Giunta avrebbero espresso un parere negativo sul commissariamento della Federpesistica, proposto dal presidente del Coni Luciano Buonfiglio.
Il ministro aveva contestato il dissenso con queste parole: «Se sono sempre contrari non rispettano il rapporto fiduciario, i rapporti così non durano». Quanto all’eventuale commissariamento della Figc, Abodi aveva sottolineato che la «politica non c’entra» e che la decisione spetterà al Coni.
«Non c’è un tema né personale né politico. Metterlo su questo piano è un tentativo di confusione. Nel momento in cui è il Coni che prende una decisione, porla sul piano politico è una mortificazione nei confronti del Coni», ha dichiarato il ministro.
Le verifiche sui ruoli e il rischio per la Figc
La nomina di Bianchedi aveva incontrato fin dall’inizio la contrarietà del Coni. Tra le pressioni sul nuovo incarico, il Comitato olimpico aveva affidato all’Anac le verifiche sulla presunta incompatibilità tra le due cariche e sul potenziale conflitto di attribuzioni nei ruoli istituzionali.
La vicenda si intreccia con il mancato tesseramento di Malagò, per il quale la federazione rischia il commissariamento. La Giunta del Coni potrebbe decidere nella prossima settimana, durante una riunione ancora da fissare. Lasciato l’incarico federale, Bianchedi potrà far pesare il proprio voto sull’ipotesi di commissariamento.
Al Coni è arrivato il quarto e ultimo parere dei giuristi sull’incidenza regolamentare del mancato tesseramento. Gli esperti di Malagò lavorano ai contropareri. La questione sarà esaminata dalla Giunta e dovrà poi passare al Consiglio nazionale, composto da una platea più ampia. Gli atti firmati da Malagò, come previsto dal codice civile, non sono nulli: vale la buona fede del presidente.
