Alessandro Caminiti di Deloitte avrebbe inviato direttamente a Valter Lavitola una mail sull’incarico per verificare le presunte concessioni africane il 10 ottobre 2025. Secondo l’inchiesta pubblicata da Domani, il messaggio aveva come oggetto “Neutralia – lettera d’incarico” e indicava cinque settimane per completare la relazione. La consulenza sarebbe stata poi fatturata, ma il pagamento sarebbe stato cancellato attraverso una nota di credito.
La società Neutralia – riconducibile a Fabio Mazzoni e Gianluca De Marchi – è attiva nel settore dei crediti di carbonio e aveva investito nel progetto legato alle concessioni che Lavitola sosteneva di avere in diversi Paesi africani. Secondo Mazzoni, proprio quando sono iniziati a emergere dubbi sulla reale consistenza dei progetti, Lavitola avrebbe cominciato a esercitare pressioni per ottenere la firma di un accordo a lui favorevole
Le verifiche sulle concessioni e la fattura annullata
“Nei primi mesi credevamo nel progetto, abbiamo fatto incontri anche istituzionali”, ha raccontato Mazzoni al giornalista Nello Trocchia. I dubbi sarebbero cominciati dalla metà del 2025: secondo la ricostruzione degli imprenditori, quelle presentate come concessioni propedeutiche alla generazione dei crediti di carbonio sarebbero state soltanto protocolli d’intesa.
Mazzoni ha spiegato di essersi rivolto a Deloitte perché voleva affidare il controllo delle presunte concessioni a una delle quattro grandi società della consulenza e revisione. Secondo il suo racconto, la società Neutralia avrebbe perso complessivamente quasi un milione di euro nell’operazione.
La mail di Caminiti del 10 ottobre, indirizzata a Lavitola e con altri due professionisti di Deloitte in copia, si sarebbe aperta con “Ciao Walter” e avrebbe indicato in cinque settimane il tempo necessario per realizzare il report. La due diligence – la relazione di verifica – viene consegnata il 16 dicembre 2025. Lavitola non compare nel documento, che secondo quanto ricostruito da Domani fotografa sette progetti ancora lontani dalla possibilità di generare valore e con un iter ancora lungo davanti.
C’è però un altro elemento. Deloitte Climate & Sustainability, la società che aveva sottoscritto l’accordo con Neutralia, avrebbe prima emesso la fattura per il lavoro svolto e successivamente una nota di credito, rinunciando quindi al pagamento. Il 16 gennaio 2026 arriva poi via Pec la comunicazione della risoluzione consensuale dell’accordo.
La riunione con Macos dopo la risoluzione
I contatti non si sarebbero interrotti con la conclusione dell’incarico. Secondo Domani, una dipendente di Neutralia avrebbe organizzato alla vigilia di Pasqua, su richiesta di Lavitola, una nuova riunione a distanza. Vi avrebbero partecipato alcuni dirigenti di Deloitte, i titolari dell’impresa bergamasca Macos e lo stesso Lavitola. Macos, inizialmente interessata all’operazione africana, avrebbe poi deciso di non partecipare.
Deloitte aveva già assistito l’impresa bergamasca nell’acquisizione di una tenuta agricola in provincia di Siena. Le quote della società a responsabilità limitata proprietaria dei terreni erano state cedute da una società britannica.
Secondo Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, e il suo avvocato Giuseppe Cavallaro, dietro quella società britannica ci sarebbe stato proprio Lavitola. La ricostruzione non costituisce un accertamento giudiziario definitivo.
Lavitola a Mazzoni: “Devi firmare quel contratto. Ti faccio arrestare”
Fabio Mazzoni aveva già raccontato di aver ricevuto pressioni e minacce da Lavitola perché firmasse un accordo di risoluzione favorevole al faccendiere. “Devi firmare quel contratto, a Gianluca vado a casa e lo costringo con la forza, ti metto nei casini in Zimbabwe e Camerun, ti faccio arrestare”, avrebbe detto Lavitola secondo il racconto dell’imprenditore.
Mazzoni ha sostenuto inoltre che, in un’altra occasione, Lavitola avrebbe minacciato di fargli “fare un servizio contro da Report”.
L’accordo di investimento tra Neutralia e Lavitola sarebbe stato risolto alla fine di marzo e l’intesa avrebbe previsto un impegno economico da 400mila euro, dei quali ne sarebbero stati effettivamente versati 25mila.
L’attentato a Ranucci e le indagini sugli interessi africani
Ciò che sta attorno a quest vicenda è al vaglio degli inquirenti anche nell’ambito dell’indagine sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Nella notte del 16 ottobre 2025 un ordigno esplose davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia, danneggiando la sua auto e quella della figlia. Lavitola è stato arrestato il 10 agosto 2026 e due giorni dopo, durante un interrogatorio durato oltre cinque ore, ha ammesso di essere stato il mandante dell’attentato e ha sostenuto di averlo organizzato per fare aumentare il livello di protezione del giornalista, che a suo dire sarebbe stato in pericolo.
Le indagini degli inquirenti si sono allargate proprio agli interessi economici di Lavitola in Africa. A settembre l’ex compagna Natalia Potenza è stata ascoltata per circa dieci ore dalla Procura come persona informata sui fatti: gli investigatori stanno cercando di ricostruire, tra gli altri aspetti, le disponibilità finanziarie del faccendiere e i suoi interessi nel continente africano.
