Le proteste studentesche in Francia hanno prodotto un nuovo salto nei numeri: sono 625 le persone fermate nella giornata di mercoledì 30 settembre nel quadro dei blocchi e delle manifestazioni davanti a numerosi istituti. Secondo il ministro dell’Interno Laurent Nuñez, gli agenti feriti sarebbero 85. Dall’inizio delle mobilitazioni, partite venerdì, i feriti tra le forze dell’ordine sarebbero complessivamente circa cento.
La progressione è netta. Martedì 29 settembre erano state segnalate iniziative in circa 410 istituti, oltre l’11% dei licei pubblici e privati, e il ministero dell’Interno aveva comunicato 440 fermi, in gran parte minorenni. Il giorno prima, lunedì, i fermi registrati erano stati 164 e si erano contati dodici feriti tra le forze dell’ordine.
Ordine pubblico e le parole di Nuñez
In una circolare inviata ai prefetti, Nuñez ha denunciato un “clima di violenze inaccettabili, in particolare nei confronti delle forze dell’ordine“. La nota ha richiamato i servizi a mantenere un dispositivo di sicurezza alto nelle aree dove i blocchi hanno avuto maggiore intensità, con l’obiettivo dichiarato di prevenire incidenti e riportare sotto controllo gli accessi agli istituti.
Il quadro sul terreno resta composito. In molte scuole le mobilitazioni si sono svolte pacificamente, spesso con assemblee e blocchi organizzati all’ingresso. In altri casi si sono verificati danneggiamenti, lanci di artifici e scontri con la polizia, soprattutto nelle aree urbane dove i cortei hanno cercato di spostarsi verso arterie di traffico o edifici amministrativi.
Ragioni della mobilitazione e reazioni politiche
Il movimento era nato nella regione parigina e si è esteso progressivamente al resto del Paese, spinto da rivendicazioni che gli studenti definiscono concrete: carenza di personale, docenti assenti non sostituiti, classi sovraffollate, condizioni degli edifici scolastici e difficoltà legate a Parcoursup, la piattaforma utilizzata per l’accesso all’università. La combinazione di questi fattori, sostengono gli organizzatori, ha reso più fragile la continuità didattica a inizio anno.
Le testimonianze raccolte nelle periferie parigine descrivono problemi tangibili. Ad Aubervilliers, ad esempio, studenti hanno riferito di lezioni cancellate per mancanza di insegnanti e di computer non adeguati alle attività didattiche, ostacoli che secondo loro rendono più difficile seguire i programmi e preparare gli esami.
Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha riconosciuto che alcune delle rivendicazioni sono legittime, distinguendole però dalla presenza di persone che, secondo il governo, avrebbero cercato di spingere le proteste verso azioni violente. La linea dell’esecutivo resta quindi doppia: apertura su alcune richieste, fermezza verso chi tenta di far deragliare le mobilitazioni.
Il fronte politico si è acceso anche per il coinvolgimento di La France Insoumise. Diversi rappresentanti del partito hanno partecipato alle iniziative degli studenti, mentre il governo ha accusato la formazione di sinistra radicale di strumentalizzare la protesta. Il leader Jean-Luc Mélenchon ha diffuso un messaggio su X chiedendo “la non violenza nei metodi di lotta“, un invito che ha fatto da contrappunto alle polemiche.
Social network e il caso di Saint-Ouen-l’Aumône
Una parte importante dell’organizzazione è passata per i social. Gli studenti hanno utilizzato Snapchat, WhatsApp, Instagram e TikTok per coordinare i blocchi, rilanciare gli orari dei raduni e condividere indicazioni logistiche, consentendo ai presidi di emergere e diffondersi rapidamente.
La tensione è aumentata dopo la circolazione di immagini delle operazioni di polizia. Un video girato a Saint-Ouen-l’Aumône, nel dipartimento della Val-d’Oise, mostra un quattordicenne colpito al volto a distanza ravvicinata con un lanciatore di granate. Il ragazzo è stato ricoverato e ha perso diversi denti. Sul caso sono state aperte due indagini: una relativa al comportamento del giovane e l’altra sull’utilizzo dell’arma da parte della polizia.
Intanto, le cifre segnano l’ampiezza del fenomeno: i 625 fermi di mercoledì arrivano dopo i 440 del giorno precedente e i 164 di lunedì, mentre gli 85 agenti feriti indicati dal Viminale si sommano a un totale che, dall’avvio delle mobilitazioni, sarebbe di circa cento. La sovrapposizione fra le rivendicazioni sulla scuola e il tema dell’ordine pubblico resta il punto più sensibile indicato dalle autorità e dagli stessi protagonisti della protesta.
