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Ustica, la Procura di Roma ritira la richiesta di archiviazione dopo l’apertura della Francia

La Francia è pronta a consegnare documenti dagli anni Ottanta agli anni Novanta e a valutare nuove richieste della magistratura italiana.

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Ustica, la Procura di Roma ritira la richiesta di archiviazione dopo l'apertura della Francia

Strage di Ustica | X @stragediustica – alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

La Procura di Roma ha formalmente ritirato, a 46 anni dalla strage di Ustica, la richiesta di archiviazione dei due fascicoli sul Dc-9 Itavia. La decisione segue la disponibilità francese a trasferire documenti all’Italia e a valutare nuove richieste della magistratura. Il velivolo precipitò nel Tirreno il 27 giugno 1980, durante il volo da Bologna a Palermo: nessuna delle 81 persone a bordo sopravvisse.

I documenti francesi sulla strage di Ustica e la possibilità di nuovi accertamenti

La decisione arriva dopo che la Francia ha comunicato la propria disponibilità a trasferire all’Italia documentazione relativa alla strage e a valutare eventuali nuove richieste della magistratura. “È arrivata la disponibilità da parte delle autorità francesi a riaccendere la cooperazione che c’era stata negli anni passati”, ha spiegato in udienza il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi. Una novità che, secondo il magistrato, apre “un filone con nuove prospettive”. Il gip Livio Sabatini si è riservato di decidere sull’istanza.

Per comprendere la portata della decisione bisogna tornare alle indagini degli ultimi decenni. La responsabilità della Francia nella strage non è stata accertata, ma la magistratura italiana ha cercato ripetutamente di ricostruire l’attività militare francese nel Mediterraneo durante le ore in cui precipitò il Dc-9.

Dalle conclusioni di Priore alla richiesta del 2024

Il giudice istruttore Rosario Priore concluse nel 1999, al termine di una lunghissima istruttoria, che l’aereo era precipitato nell’ambito di un’azione militare di intercettamento. Definì l’accaduto un “atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata”. Gli autori della strage rimasero ignoti.

Le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga riportarono il tema al centro delle indagini nel 2008. Secondo Cossiga, il Dc-9 sarebbe stato abbattuto accidentalmente durante un’operazione francese diretta contro un aereo libico. La Procura di Roma aprì allora un nuovo fascicolo contro ignoti.

Un secondo procedimento fu avviato nel 2022 dopo un esposto dell’Associazione per la verità su Ustica, che chiedeva di approfondire anche l’ipotesi di una bomba a bordo. Le due indagini furono successivamente riunite.

La Procura chiese l’archiviazione nel gennaio 2024: gli accertamenti non avevano permesso di individuare gli autori. Per i pubblici ministeri, lo scenario compatibile con gli elementi raccolti restava quello della battaglia aerea, mentre era stata esclusa la pista di una bomba esplosa all’interno del velivolo. Il ritiro della richiesta interviene ora sulla possibilità di ottenere nuovi elementi dalla Francia.

Strage di Ustica, le rogatorie sui voli e le tracce radar

La magistratura italiana cerca informazioni sull’attività militare francese di quella sera dagli anni Novanta. Tra il 2010 e il 2014 la Procura trasmise altre quattro rogatorie: chiedeva documenti sui voli dalla base corsa di Solenzara, registri dei movimenti degli aerei, tracciati radar e identificazione del personale presente il 27 giugno 1980.

Gli accertamenti riguardavano anche la posizione delle portaerei francesi Foch e Clemenceau, i piani di volo dei velivoli diretti verso la Libia e l’origine di tracce radar mai completamente chiarite. Fra queste, la “LL004”, registrata dal radar militare di Poggio Ballone, in Toscana, nell’area della base di Solenzara. A Parigi era stato chiesto nel 1996 anche di identificare i velivoli responsabili di altre tre tracce radar.

Secondo la Procura, alcune richieste sono rimaste senza risposte considerate sufficienti. Le autorità francesi sostengono invece di avere fornito gli elementi in loro possesso ogni volta che sono state interpellate dalla giustizia italiana.

Il gip Livio Sabatini si è riservato di decidere sull’istanza presentata dalla Procura.

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