Lo Stato italiano chiederà il risarcimento per il caso Giulio Regeni dopo il deposito della sentenza, ma per domandarne l’esecuzione bisognerà attendere che il verdetto sia passato in giudicato. A precisare la posizione del governo è stato il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, intervenuto a Tagadà su La7 dopo la sentenza di primo grado pronunciata dalla Corte d’Assise di Roma.
“Quando la sentenza verrà depositata, lo Stato chiederà il risarcimento. Lo si può fare grazie al fatto che l’Italia si è costituita parte civile”, ha spiegato Foti. Il ministro è poi tornato sulle sue parole per chiarire un punto fondamentale: la richiesta di esecuzione della sentenza non riguarda questa fase del procedimento.
“A chiarimento del mio pensiero, una volta che la sentenza sarà passata in giudicato, ne chiederemo l’esecuzione”, ha precisato. “Mi sembra prematuro parlarne in questa fase quando siamo solo al primo grado di giudizio”.
Foti: «Lo Stato italiano c’è stato»
Il ministro ha rivendicato il ruolo assunto dalle istituzioni italiane nel lungo percorso giudiziario seguito alla morte del ricercatore friulano. “Lo Stato, il governo italiano c’è stato, c’è stata la magistratura. Abbiamo ribadito e affermato il principio di legalità. Quindi siamo soddisfatti”, ha dichiarato.
Foti è intervenuto anche sulle polemiche politiche seguite al verdetto e, commentando le dichiarazioni della segretaria del Pd Elly Schlein, ha invitato ad attendere i prossimi passaggi giudiziari. “Sulle polemiche mi rimetterei alla sentenza, alle motivazioni della sentenza”, ha affermato.
La distinzione indicata dal ministro riguarda quindi due momenti diversi. Dopo il deposito del provvedimento lo Stato, costituitosi parte civile, potrà avanzare la richiesta di risarcimento. Per l’esecuzione delle condanne, invece, sarà necessario attendere la conclusione dell’iter giudiziario e il passaggio in giudicato della sentenza.
Il paragone con la collaborazione francese su Ustica
Foti ha inoltre accostato la scelta dello Stato di costituirsi parte civile nel processo Regeni a un altro recente sviluppo nei rapporti internazionali dell’Italia: la disponibilità della Francia a collaborare sulla strage di Ustica.
“La costituzione in giudizio dello Stato italiano è stata importante così come è stato importante avere il governo francese che dopo 46 anni decide di collaborare sulla strage di Ustica”, ha dichiarato il ministro.
Si tratta di due vicende profondamente differenti, richiamate da Foti per sottolineare il valore della collaborazione istituzionale e giudiziaria nella ricerca della verità.
Il caso Regeni e i prossimi passaggi
La precisazione arrivata in serata ridimensiona dunque l’idea di un’immediata iniziativa per ottenere l’esecuzione del verdetto. Il procedimento è ancora al primo grado e saranno prima necessarie le motivazioni della sentenza, oltre agli eventuali successivi passaggi giudiziari.
Il governo rivendica comunque come risultato la possibilità di arrivare a una decisione della giustizia italiana sul caso Regeni e conferma la volontà di utilizzare gli strumenti previsti una volta maturate le relative condizioni giuridiche.
Per il momento, il primo passaggio annunciato da Foti sarà quello legato al risarcimento chiesto dallo Stato italiano. L’eventuale esecuzione della sentenza appartiene invece a una fase successiva: quella in cui il verdetto sarà diventato definitivo.
