Il documentario “Naza”, dedicato alle morti di civili nella Striscia di Gaza, sarà disponibile gratuitamente online nel corso di novembre. Lo ha annunciato Yuval Abraham, co-regista del film insieme a Rachel Szor, intervenendo sulla distribuzione dell’opera e sulle polemiche suscitate dal suo contenuto.
Abraham: “Torneremo in Israele per lottare per il futuro”
Abraham ha fatto sapere che lui e Szor torneranno in Israele e continueranno il loro impegno pubblico. “Continueremo a lottare per il futuro di questo Paese insieme ai nostri numerosi alleati”, ha dichiarato il co-regista, secondo quanto riportato dai media israeliani.
Nel frattempo, i due autori di Naza hanno cercato di favorire anche una distribuzione del documentario nelle sale israeliane. “Ci siamo rivolti ai cinema in Israele offrendo loro il film gratuitamente, nella speranza che venisse proiettato nel Paese già da ora, in parallelo con la sua distribuzione nelle sale cinematografiche di tutto il mondo”, ha scritto Abraham su X.
Naza accusa Israele sull’uso dell’intelligenza artificiale
“Naza” sostiene che Israele abbia utilizzato l’intelligenza artificiale per colpire in maniera sistematica i civili a Gaza. Si tratta di un’accusa che l’Idf ha respinto.
Abraham ha inoltre difeso il lavoro svolto per realizzare il film, affermando che intorno al documentario sono state diffuse “molte cose inesatte”. Il co-regista ha rivendicato in particolare i tre anni di quella che definisce un’approfondita indagine giornalistica condotta insieme a Szor.
Il regista di Naza: “Volevamo innescare un dibattito pubblico”
Secondo Abraham, il documentario è nato con l’intenzione di aprire una discussione sulle azioni del governo israeliano a Gaza. Tra i temi affrontati cita l’uccisione di oltre 73mila persone, “la maggior parte delle quali civili”, e quella che definisce la normalizzazione di una guerra di sterminio.
Nel messaggio pubblicato sui social, il co-regista richiama inoltre l’idea secondo cui “non ci siano estranei”, collegandola agli obiettivi del film e al confronto con la società israeliana.
Ventiquattro soldati hanno raccontato la loro esperienza
Una parte centrale del documentario, secondo quanto spiegato da Abraham, è costituita dalle testimonianze di 24 soldati, uomini e donne, che hanno deciso di parlare davanti a una telecamera.
“Ventiquattro soldati, uomini e donne, hanno fatto un passo avanti e hanno parlato davanti a una telecamera di ciò di cui un’intera società non vuole parlare”, ha scritto Abraham, spiegando così la scelta di raccogliere le loro testimonianze all’interno del film.
Il documentario sarà quindi distribuito gratuitamente online a novembre, mentre i suoi autori intendono proseguire anche il confronto pubblico in Israele e all’estero.
Potrebbe interessarti anche questo articolo: Netanyahu attacca “Naza”, il documentario sull’Idf premiato a Venezia
