“Non si può morire a 22 anni lavorando. Ci troviamo di fronte all’ennesima tragedia. È inaccettabile che a 22 anni si possa morire, è ancora più inaccettabile se a morire è su un luogo di lavoro”. Lo ha dichiarato il segretario della Cgil di Roma e Lazio, Natale Di Cola, a margine del sopralluogo al Colosseo dopo la morte di Andrea Moretti, operaio di 22 anni caduto dal secondo ordine dell’Anfiteatro durante una manovra con le funi nell’ambito di un intervento legato alla nuova illuminazione del monumento.
“Quello che è avvenuto qua dentro ci lascia sgomenti e siamo davvero vicini al personale che ha vissuto questi momenti tragici. Ci aspettiamo che la magistratura faccia chiarezza, però ancora una volta un’ennesima tragedia in un appalto, forse addirittura in un subappalto, in un luogo importante come il Colosseo”.
Sulla dinamica dell’incidente, Di Cola ha riferito quanto appreso durante il sopralluogo: “Abbiamo parlato con il direttore e con gli operatori che sono scossi e che vanno ringraziati perché da questa notte stanno lì per cercare di fornire le informazioni e di fare chiarezza. Quello che sembra è che c’erano degli operatori, un paio, che stavano facendo un’attività particolare con le funi, quindi un’attività di edilizia molto particolare, però oltre a questo non ci sono informazioni”.
Per il sindacalista “adesso c’è da capire se le regole sono state rispettate, se le attrezzature erano giuste, quelle che dovevano essere, e soprattutto se il lavoratore aveva la giusta formazione e se chi ha vigilato ha fatto quello che doveva”. Quanto alle persone presenti, “da quello che noi abbiamo capito la lavorazione era stata svolta da un numero piccolo di lavoratori”, mentre per la verifica delle attività “ci sono i dipendenti del ministero”. “Da quello che stiamo apprendendo il numero era esiguo perché c’è una carenza importante di organico e quindi le forze sono quelle che sono. Però ovviamente su questo aspettiamo di capire cosa farà la magistratura”.
Di Cola ha poi criticato la gestione dell’apertura del monumento dopo l’incidente: “Noi siamo molto arrabbiati anche perché per far chiudere il Colosseo abbiamo dovuto questa mattina fare una denuncia forte e siamo venuti subito qui proprio per parlare con i cittadini e spiegare che la vita di una persona vale di più. Il turismo è fondamentale per l’economia, ma la sicurezza e il valore del lavoro non hanno pari rispetto a questo”.
Da qui la richiesta che “l’amministrazione e il governo davvero facciano di tutto per fare chiarezza e soprattutto questo sia da monito per un investimento vero sul lavoro pubblico”. Secondo Di Cola, “al Colosseo, nel settore culturale del ministero, abbiamo un sottorganico spaventoso” e occorre inoltre investire sulle procedure di sicurezza “che le lavoratrici e i lavoratori del settore in queste settimane, pensiamo a quello che è avvenuto anche per il caldo, hanno sempre denunciato e purtroppo sono stati poco ascoltati”.