La malattia di Alzheimer colpisce in Italia oltre 600mila persone e il prossimo 21 settembre sarà al centro della Giornata Mondiale. È la forma più diffusa di demenza: complessivamente, le demenze in Italia interessano tra 1,2 e 1,4 milioni di cittadini, pari al 2,4% della popolazione. L’Italia è il Paese europeo con il carico maggiore. A essere colpite sono soprattutto le donne, che hanno un rischio doppio rispetto agli uomini.
La prevenzione dall’Alzheimer e le terapie nelle fasi iniziali
«L’Alzheimer non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento ma una malattia neurodegenerativa complessa che deve essere riconosciuta e affrontata il prima possibile», ha affermato Mario Zappia, presidente della Società Italiana di Neurologia. Negli ultimi anni i progressi hanno riguardato sia la prevenzione sia le cure.
Secondo Zappia, «circa la metà dei casi di Alzheimer è potenzialmente evitabile o ritardabile». Il rischio può essere ridotto correggendo fattori sanitari, come la perdita dell’udito e della vista, l’ipertensione e il consumo di alcol; sociali, come l’isolamento o un basso livello di istruzione; ambientali, come l’inquinamento atmosferico.
Le nuove terapie possono intervenire sui meccanismi biologici della malattia e potenzialmente rallentarne la progressione, ha spiegato Zappia. Questi farmaci non sono ancora rimborsati dal Servizio sanitario e funzionano soprattutto nella fase iniziale della malattia. La possibilità di utilizzarli pone quindi una sfida alla rete di assistenza: «Per questo è necessario rafforzare la rete dei Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, promuovere l’accesso ai biomarcatori diagnostici e garantire percorsi assistenziali omogenei su tutto il territorio nazionale», ha sottolineato il presidente della Società Italiana di Neurologia.
Il Piano delle demenze e i costi per le famiglie
Il ministero della Salute presenterà il nuovo Piano delle demenze in occasione della Giornata Mondiale. Il piano potrebbe contribuire a rafforzare l’assistenza. «Deve essere l’occasione per trasformare le conoscenze scientifiche in percorsi realmente accessibili», ha dichiarato Lorenzo Palleschi, già presidente della Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio.
Per Palleschi, la diagnosi precoce ha senso soltanto se è seguita dalla presa in carico, dalla continuità assistenziale e dal sostegno a chi assiste i malati. Occorre anche un’integrazione tra i Centri per i disturbi cognitivi e le demenze, la medicina generale, il territorio, l’ospedale e i servizi sociali.
Il peso economico e sociale resta rilevante: i costi delle demenze sono stimati in 23 miliardi di euro l’anno, con il 63% a carico delle famiglie. Le rette delle strutture residenziali sono da tempo oggetto di un dibattito su chi debba sostenerle, i cittadini o il Servizio sanitario. Molti familiari si sono rivolti alla giustizia per ottenere l’esenzione dai costi del servizio.
Uneba, organizzazione di categoria del settore sociosanitario, ha chiesto in una nota una nuova legge che chiarisca se debba pagare lo Stato o il malato. «Non è accettabile che una famiglia debba andare in tribunale per sapere se deve pagare o no la retta per il proprio caro», ha affermato l’organizzazione.
