È salito a 16 morti e oltre 40 feriti il bilancio dell’attacco avvenuto a Kohat, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, in Pakistan, dove un’autobomba è esplosa nei pressi di una moschea situata all’interno di un complesso della polizia. L’esplosione è avvenuta durante la preghiera del venerdì, quando il luogo era particolarmente affollato.
L’esplosione in Pakistan durante la preghiera del venerdì
Secondo le prime ricostruzioni, l’attentatore ha utilizzato un veicolo carico di esplosivo, facendolo esplodere nei pressi della moschea all’interno del quartier generale della polizia. L’esplosione ha provocato gravi danni alla struttura religiosa e il crollo di una parte del muro.
Il bilancio iniziale parlava di almeno 15 vittime e più di 50 feriti, con la possibilità che il numero dei morti potesse aumentare. Le autorità hanno successivamente aggiornato il bilancio a 16 persone uccise e oltre 40 ferite.
Cinque poliziotti e 11 civili tra le vittime
Tra le persone morte nell’attacco in Pakistan ci sono cinque agenti di polizia e 11 civili. La presenza di numerosi fedeli all’interno della moschea al momento dell’esplosione ha contribuito ad aumentare il numero delle vittime. I soccorritori hanno lavorato nell’area dell’attentato per prestare assistenza ai feriti e verificare la presenza di eventuali altre persone coinvolte nel crollo.
Ucciso un cecchino militante
Le operazioni delle forze di sicurezza sono proseguite anche dopo l’esplosione. Secondo quanto riferito dalla polizia, durante uno scontro a fuoco è stato ucciso un cecchino appartenente a un gruppo militante. L’operazione nella zona non era ancora conclusa e le autorità stavano continuando gli accertamenti per verificare l’eventuale presenza di altri militanti e ricostruire completamente la dinamica dell’attacco.
La rivendicazione del comandante Shahjan
In un secondo momento è arrivata anche una rivendicazione. Il comandante Shahjan, del gruppo militante Hafiz Gul Bahadar, ha dichiarato che l’attacco era una rappresaglia per il presunto trattamento riservato dalle autorità pakistane ai prigionieri talebani.
In un messaggio audio, il gruppo ha inoltre minacciato il governo pakistano di ulteriori conseguenze nel caso in cui, secondo la sua accusa, continuassero i maltrattamenti nei confronti dei detenuti talebani. Il gruppo Hafiz Gul Bahadar è considerato vicino ai talebani pakistani. La rivendicazione è arrivata dopo le prime ore dell’attacco, quando non era stata ancora attribuita ufficialmente la responsabilità dell’esplosione.
Le indagini sull’attentato
Le autorità del Pakistan stanno ora cercando di ricostruire con precisione la dinamica dell’attacco e di stabilire il ruolo delle persone coinvolte. L’esplosione, avvenuta in un’area legata alla polizia e durante la preghiera del venerdì, ha colpito sia agenti sia civili. Le operazioni di sicurezza e gli accertamenti sul posto sono ancora in corso, mentre proseguono le verifiche sulla rivendicazione e sulle circostanze che hanno portato all’attentato.
