Ventitré medici, 21 infettivologi e due psichiatri, sono stati raggiunti da decreti di perquisizione nell’inchiesta della procura di Ravenna sui presunti falsi certificati per evitare i Cpr. Tra i messaggi esaminati dagli investigatori c’è quello scritto da Marta Zatti il 19 settembre 2025: “Tutti noi siamo per non firmare quando ci portano le persone per il Cpr… piuttosto che mandare uno in un Cpr mi faccio radiare”.
I decreti riguardano sette medici a Bari, sei a Ferrara, due a Bologna, due a Rimini e due a Matera, che lavorano però a Bari. Gli altri quattro sono uno a Biella, uno a Roma, uno a Livorno e uno a Milano.
L’ipotesi associativa e le certificazioni
Nell’inchiesta di Ravenna viene ipotizzata un’«associazione a delinquere» finalizzata, secondo l’accusa, «alla formazione di falsi certificati utilizzati per impedire i rimpatri». La prima contestazione di falso riguardava 34 certificati. Nicola Cocco, infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni, è indagato insieme ad altre tre persone già coinvolte nell’indagine e ad altri soggetti da identificare.
Per Anastasia Zoffoli, Elisa Vanino e Marta Zatti, la gip Federica Lipovscek aveva disposto dieci mesi di interdizione dall’esercizio della professione sanitaria. Per gli altri cinque medici destinatari della misura, il divieto aveva la stessa durata, ma era limitato alle attività di certificazione relative ai Cpr.
Gli scambi tra Cocco e l’infettivologa indagata Elisa Vanino comprendevano l’invio di “report aggiornati” sulle dichiarazioni d’inidoneità rilasciate dai medici delle Malattie infettive e la trasmissione di copie delle certificazioni. Una conversazione del 19 giugno 2024 contiene il messaggio “Altre due non idoneità da Ravenna”, seguito dalla risposta “Grandissim*”, con l’asterisco al posto della desinenza. Subito dopo compare la richiesta: “Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura”.
I messaggi dopo l’interrogatorio e il sostegno al No Cpr
Agli atti c’è anche un’intercettazione successiva all’interrogatorio di una dottoressa in questura. “L’ho sentita”, ha detto Nicola Cocco, aggiungendo: “Gli facciamo il culo a ’sti sbirri maledetti”. Vanino ha risposto con un pollice alzato.
Un altro nome dell’indagine è Valentina Lussana, memorizzata come Scippa. Nello scambio del 10 luglio 2025, Zoffoli le ha scritto: “La polizia mi vuole fare un verbale”, dopo aver negato l’idoneità a una persona che si voleva espellere dall’Italia. “Ma perché, se non sta bene?”, ha domandato Lussana. “È una questione etica per me”, ha risposto Zoffoli.
La dottoressa ha poi aggiunto: “È in corso una campagna di Geraci al riguardo che alcuni di noi abbracciano”. Il riferimento è a Salvatore Geraci, medico romano impegnato da oltre 35 anni nella medicina delle migrazioni. Nella stessa conversazione Zoffoli ha scritto: “No dai Vale non posso validare il mandare là un essere umano”.
Il sostegno alla campagna No Cpr compare anche in un precedente scambio con Vanino, del 12 aprile. Zoffoli aveva scritto: “Io sostengo la campagna, avevo seguito anche Geraci, la Bondini & Co nelle loro riflessioni a riguardo, totale supporto al No Cpr”.
