La cifra che Kim Kardashian ha ottenuto come risarcimento per la rapina subita a Parigi nel 2016 è di un euro. In quell’occasione, un gruppo di uomini gruppo di uomini entrò nella residenza di lusso in cui soggiornava, la immobilizzò e le portò via gioielli per milioni di dollari. La somma ricevuta come risarcimento sembra irrisoria di fronte alla portata del furto e al trauma raccontato dalla stessa Kardashian, ma, in realtà, ha un valore esclusivamente simbolico.
Era stata infatti proprio la star americana a chiedere un solo euro di risarcimento ad alcuni degli uomini condannati nel maggio 2025 per il colpo. Il tribunale di Parigi le ha riconosciuto la cifra martedì 15 settembre 2026, mettendo un altro punto fermo in una vicenda giudiziaria iniziata quasi dieci anni fa.
Kim Kardashian, perché ha ottenuto soltanto un euro di risarcimento
L’euro riconosciuto a Kim Kardashian non corrisponde quindi al valore dei gioielli rubati, né è la quantificazione stabilita dal tribunale per il trauma subito: era la somma che lei stessa aveva chiesto nella causa civile.
Una scelta molto diversa da quella compiuta da un’altra delle persone coinvolte quella notte. Il receptionist dell’Hôtel de Pourtalès, che durante la rapina fu minacciato e costretto ad accompagnare gli uomini fino alla stanza della star, aveva chiesto un risarcimento di 500mila euro. Il tribunale gliene ha riconosciuti circa 110mila.
La vicenda civile arriva dopo il processo penale concluso nel maggio 2025. Dieci persone erano finite davanti al tribunale di Parigi e otto furono riconosciute colpevoli di reati direttamente collegati alla rapina. Un altro imputato fu condannato per reati legati alle armi, mentre uno venne assolto.
Tra i condannati c’era Aomar Aït Khedache, indicato come l’organizzatore del colpo. All’epoca della sentenza aveva 69 anni e ricevette una pena di tre anni di carcere effettivi, già sostanzialmente coperti dal periodo trascorso in detenzione preventiva, oltre alla parte sospesa della condanna. Molti dei componenti del gruppo erano anziani e per questo la stampa francese li soprannominò i “papys braqueurs”, i “nonni rapinatori”.
Kim Kardashian, cosa accadde durante la rapina del 2016
Era la notte del 3 ottobre 2016 e Kardashian si trovava a Parigi per la Fashion Week. Alloggiava all’Hôtel de Pourtalès, una residenza di lusso frequentata da celebrità vicino a Place de la Concorde.
Poco prima delle tre di notte alcuni uomini mascherati, travestiti da agenti di polizia, raggiunsero l’edificio. Dopo aver minacciato il receptionist con una pistola, lo obbligarono a portarli fino alla suite di Kardashian. La star era nella sua stanza quando sentì i passi sulle scale e inizialmente pensò che gli uomini entrati fossero davvero poliziotti.
I rapinatori la legarono con fascette e nastro adesivo e la tennero sotto la minaccia di un’arma, chiedendole insistentemente dove fosse il suo anello. Kardashian avrebbe poi raccontato in tribunale di essere stata convinta che sarebbe morta. Durante la deposizione del maggio 2025 ricordò anche di aver temuto di essere violentata quando uno degli uomini la gettò sul letto e le afferrò una gamba, prima di immobilizzarla.
Il gruppo fuggì con gioielli dal valore di diversi milioni di dollari. Tra questi c’era soprattutto l’anello di fidanzamento con diamante del valore di circa 4 milioni di dollari, che le era stato regalato dall’allora marito Kanye West, oggi Ye.
Alcuni oggetti furono persi dai rapinatori durante la fuga e ritrovati per strada, ma l’anello e gran parte dei gioielli sono rimasti scomparsi. All’epoca il colpo venne considerato la più grande rapina ai danni di una singola persona avvenuta in Francia da oltre vent’anni.
Kim Kardashian e il processo: “Pensavo che sarei morta”
Quando nel maggio 2025 tornò a Parigi per testimoniare, Kardashian ricostruì davanti alla corte i momenti della rapina. Disse di aver pensato ai figli e alla possibilità che sua sorella entrasse nella stanza trovandola morta.
Durante la stessa udienza si rivolse anche ad Aït Khedache. L’uomo le aveva scritto una lettera chiedendole perdono e Kardashian gli disse di averlo perdonato, precisando però che questo non cancellava ciò che quella notte aveva provocato nella sua vita.
A quasi dieci anni dalla rapina, dunque, l’euro riconosciuto dal tribunale non serve a recuperare il valore di quanto è stato rubato. È piuttosto la cifra scelta dalla stessa Kardashian per chiudere sul piano civile una vicenda che, come ha raccontato più volte, ha avuto conseguenze ben più durature dei gioielli scomparsi.
