Gli ultranazionalisti, gli antieuropei, l’ingerenza russa e la disinformazione hanno lo stesso obiettivo: «frantumare la nostra unità europea». È l’allarme lanciato da Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione alla plenaria. La scelta, ha sottolineato, è tra un’Europa forte e indipendente, capace di difendere i propri valori nel mondo, e le democrazie minate dai rappresentanti e dai «burattini degli autoritari».
L’appello di von der Leyen ai deputati è stato di non fermarsi all’opposizione: «Quindi non limitiamoci a opporci a tutto ciò, ma lottiamo insieme per la nostra idea di Europa».
Un’Unione più forte, ma anche più precaria
Il discorso si è aperto con Charles Dickens e la sua descrizione dell’Europa ai tempi della Rivoluzione francese: «Era il periodo migliore, era il periodo peggiore». Un’immagine che von der Leyen ha accostato al mondo attuale, segnato da una velocità del cambiamento incredibile e da sfide eccezionali. Nella sua lettura, lo stato dell’Unione è «più forte che mai», ma può anche sembrare «più precario che mai»: due affermazioni apparentemente incompatibili, entrambe vere in un’epoca di grandi possibilità e grandi pericoli che tutti i paesi cercano di affrontare.
L’Europa, ha sostenuto, ha scelto di tracciare la propria strada. La maggiore indipendenza passa dal consolidamento della prosperità e dall’abbandono della dipendenza, definita «tossica», dai combustibili fossili russi. Nel suo intervento ha descritto l’Unione come la maggiore potenza commerciale del pianeta, impegnata a trasformare la politica industriale senza rinunciare al proprio modello sociale unico.
La capacità di difesa è l’altro elemento richiamato: l’Europa ha radicalmente rivisto l’approccio alla sicurezza dei territori e aumentato la spesa militare di quasi l’80% negli ultimi cinque anni. Von der Leyen ha ricordato il sostegno all’Ucraina, impegnata a combattere per il proprio futuro e per la libertà europea, e la difesa della Groenlandia quando era minacciata. Azioni che, nel suo discorso, descrivono un’Europa al servizio degli europei, capace di garantire loro una vera sovranità e della quale essere fieri.
Le minacce globali e le difficoltà delle famiglie
Le minacce individuate da von der Leyen non si limitano all’ingerenza e alla disinformazione. Il logoramento dei vecchi presupposti e dei rapporti ha lasciato l’Europa davanti a un mondo che ha definito «apertamente ostile». Nel continente infuria una guerra territoriale di aggressione, altre guerre sono scoppiate nelle vicinanze e la competizione globale viene plasmata dalla lotta per le capacità industriali.
La «battaglia di narrazioni», nella sua analisi, punta a indebolire la fiducia nell’Europa e a paralizzare le democrazie. A queste pressioni si aggiungono gli effetti delle numerose crisi sulle famiglie europee. Le preoccupazioni delle persone, ha osservato, non riguardano soltanto le grandi minacce globali: toccano anche il costo della vita e l’alloggio.
Proprio queste difficoltà concrete, ha denunciato, vengono strumentalizzate per creare divisioni, a volte dall’esterno e troppo spesso dall’interno. La risposta indicata nel discorso è costruire un’Europa indipendente che abbia il potere di agire, senza lasciarsi distogliere da questo obiettivo. Von der Leyen ha concluso ribadendo a chi debba spettare la scelta del percorso europeo: «Perché in questo mondo, il destino dell’Europa deve rimanere nelle mani degli europei».
