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Legge elettorale, premio di maggioranza solo oltre il 42% in entrambe le Camere: i dettagli

Il testo attende il passaggio definitivo alla Camera e reintroduce le preferenze, con capilista bloccati e fino a tre scelte alternate per genere.

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Legge elettorale

alanews

Redazione di Redazione

La legge elettorale licenziata dal Senato attende ora il passaggio definitivo alla Camera. Per la maggioranza, lo Stabilicum assicura la governabilità; per l’opposizione è invece il «Melonellum», che aggira la Costituzione e introduce il premierato attraverso una legge ordinaria. La contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra accompagna un testo che modifica l’assegnazione dei seggi, la scelta dei candidati e i requisiti per presentarsi alle elezioni.

Il candidato premier e le condizioni per il premio

Ogni formazione dovrà indicare obbligatoriamente nel programma il nome del candidato proposto alla presidenza del Consiglio, al momento della presentazione del simbolo. La mancata indicazione comporterà l’inammissibilità delle liste. Le forze riunite in coalizione dovranno indicare lo stesso nome.

Il candidato premier non comparirà sulla scheda elettorale. Il testo precisa che si tratta soltanto di una proposta e richiama due disposizioni della Costituzione: l’articolo 67, sull’assenza di vincolo di mandato, e l’articolo 92, che attribuisce al capo dello Stato la nomina del presidente del Consiglio.

Il sistema attuale assegna i cinque ottavi dei seggi con il proporzionale e gli altri con il maggioritario, nel quale vince chi prende più voti. La riforma della legge elettorale introduce invece un proporzionale corretto da un premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, con un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori.

Il premio andrà a chi ottiene più voti, purché abbia superato il 42% in entrambe le Camere. Senza questa soglia, oppure con esiti diversi tra Camera e Senato, scatterà il proporzionale puro. Ogni coalizione presenterà un listone nazionale per il premio, rispettando l’equilibrio di genere del 60%-40%: i candidati dovranno essere anche capilista o candidati selezionabili con le preferenze.

Legge elettorale: le preferenze e le firme necessarie per presentare le liste

Le preferenze, assenti dal 1993, tornano dopo un acceso scontro sia tra le coalizioni sia al loro interno. Il meccanismo resta però misto: i capilista saranno bloccati, mentre sotto di essi comparirà sulla scheda una lista di sei nomi in tutti i collegi. Gli elettori potranno esprimere fino a tre scelte, segnando una crocetta e rispettando l’alternanza di genere. Senza alternanza sarà consentita una sola preferenza. Per i capilista non c’è, come nel Rosatellum, una quota minima di genere del 60%-40%.

Per chi non ha rappresentanza in Parlamento, il numero minimo di firme da raccogliere per ciascun collegio sale da 1.500 a 6 mila. Sarà esentato chi dispone di due gruppi parlamentari oppure di almeno un gruppo costituito entro il 31 dicembre 2025, come Italia viva e Azione.

Per le formazioni con una componente in almeno un ramo del Parlamento, come +Europa o FnV di Roberto Vannacci, resta la richiesta di 1.500-2 mila firme per collegio. Nella circoscrizione Estero serviranno invece tra 500 e mille firme di residenti nell’area; sarà esentato chi ha almeno un eletto in una delle due Camere. Il testo non permette la raccolta elettronica delle firme, già sperimentata nel referendum.

Gli sbarramenti, il voto fuori sede e i collegi territoriali

La soglia di sbarramento resta al 3% per le liste, ma sarà ripescata la prima tra quelle che non la superano. Per le coalizioni rimane il limite del 10%. Non è invece previsto alcuno sbarramento per contribuire al computo generale dei voti e al premio di maggioranza.

Le ripartizioni geografiche della circoscrizione Estero saranno accorpate: alla Camera passeranno da quattro a due, Europa ed extra Unione europea; al Senato le quattro aree confluiranno in una sola.

Gli elettori fuori sede potranno votare nel luogo del domicilio temporaneo, purché vi siano domiciliati da almeno nove mesi, ridotti a tre per chi si cura. Dovranno iscriversi in un albo entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e almeno 45 giorni prima delle elezioni. La possibilità sarà estesa anche a chi assiste figli o familiari ricoverati in una regione diversa da quella di residenza.

I collegi uninominali saranno eliminati, con l’eccezione dell’Alto Adige e della Valle d’Aosta: in questi territori il sistema uninominale resterà per l’elezione dei senatori e di quattro dei sette deputati.

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