La Camera degli Stati Uniti ha approvato martedì una misura che imporrebbe al presidente Donald Trump di ritirare le truppe dall’Iran. È il terzo via libera al ritiro. Il voto, promosso dai democratici e sostenuto da una parte dei repubblicani, ha visto i consensi del partito repubblicano salire a sette, rispetto ai quattro registrati in ciascuna delle precedenti risoluzioni.
I nuovi consensi sono quelli di Mariannette Miller-Meeks e Zach Nunn, rappresentanti di collegi contesi in Iowa, e di Nancy Mace, del South Carolina, che lascerà il Congresso alla fine del mandato. Avevano già votato a favore Thomas Massie del Kentucky, Tom Barrett del Michigan, Warren Davidson dell’Ohio e Brian Fitzpatrick della Pennsylvania.
Camera USA stop guerra Iran tra la linea repubblicana e le pressioni di Trump
I vertici repubblicani della Camera non hanno dato indicazioni di voto su queste risoluzioni. Trump, però, ha attaccato i parlamentari del suo partito che si sono schierati contro di lui, facendo del voto un criterio per concedere il proprio sostegno politico.
Per gran parte del 2026 i democratici hanno costretto i repubblicani a esprimersi formalmente sulle ostilità condotte dal governo, rimaste sostanzialmente sostenute da un solo partito. Secondo i democratici, questo tentativo di fermare la guerra in Iran è il più importante finora e arriva tra le ultime votazioni della Camera prima delle elezioni di novembre.
Il percorso al Senato e il contesto elettorale
Il passaggio al Senato resta incerto. In un precedente tentativo di limitare i poteri militari del presidente, i consensi repubblicani erano inizialmente sufficienti all’approvazione, ma le pressioni della Casa Bianca avevano indotto un senatore a cambiare voto. I democratici intendono riprovarci più avanti questa settimana.
Nel Paese cresce lo scetticismo: in un sondaggio estivo della CNN, il 67% degli intervistati riteneva che le decisioni militari di Trump sull’Iran avessero danneggiato gli Stati Uniti. I prezzi dei carburanti stanno nuovamente aumentando e il gasolio ha superato i 6 dollari al gallone. Anche il partito del presidente rifiuta ora di sostenere ulteriori finanziamenti alla guerra: la richiesta del Pentagono, nell’ordine di diversi miliardi di dollari, rischia di restare ferma fino a dopo le elezioni di metà mandato.
