Roberto Vannacci torna ad attaccare le politiche europee sull’immigrazione e lo fa dall’aula del Parlamento europeo di Strasburgo, durante il dibattito dedicato alla crisi migratoria che a fine luglio ha coinvolto Ceuta, enclave spagnola in Nord Africa al confine con il Marocco.
“In appena due giorni a Ceuta più di 70mila invasori hanno travolto una frontiera europea. Dovevano invaderci i russi, e invece lo hanno fatto i marocchini”, ha dichiarato l’eurodeputato di Esn e leader di Futuro Nazionale. “Ci armiamo per difenderci dal Cremlino, ma l’Europa si rifiuta di finanziare le barriere che gli invasori hanno usato” per entrare nell’Unione europea.
Vannacci: “A una guerra si risponde con una guerra”
L’intervento è arrivato durante il confronto all’Eurocamera sulla strumentalizzazione dei migranti e sulla protezione delle frontiere esterne dell’Unione europea, convocato dopo gli eventi che hanno interessato Ceuta il 30 e 31 luglio.
Rispondendo a una domanda dell’eurodeputato tedesco Lukas Sieper sulla possibilità che i migranti possano essere utilizzati nell’ambito di una “guerra ibrida”, Vannacci ha affermato: “Da generale dico che a una guerra si risponde con una guerra. Avremmo dovuto finanziare barriere fisiche Ue molto tempo fa”.
Il leader di Futuro Nazionale ha poi rivolto le sue critiche al governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez, collegando la crisi alle politiche migratorie di Madrid. “Prima Sánchez alimenta l’invasione di massa con le regolarizzazioni dei migranti e poi caccia le persone, quindi in pratica attua la re-migrazione con il plauso della sinistra, e questo a noi fa molto piacere”, ha dichiarato.
Secondo Vannacci, “l’immigrazione clandestina che perdura da decenni rappresenta la vera minaccia per l’Europa” e non sarebbe “un’emergenza ma una scelta politica”. “Noi siamo qui per cambiarla, questa scelta politica”, ha concluso.
La crisi di Ceuta e gli oltre 70mila ingressi
Il riferimento di Vannacci è alla crisi esplosa tra il 30 e il 31 luglio, quando oltre 70mila persone entrarono irregolarmente a Ceuta dal vicino Marocco, attraversando il confine terrestre o tentando di raggiungere l’enclave via mare. Il governo spagnolo ha successivamente riferito che oltre il 90% delle persone entrate durante quelle ore è stato rimpatriato in Marocco nei giorni successivi.
La vicenda ha però aperto un duro confronto politico in Spagna sulle responsabilità nella gestione della frontiera. Documenti successivamente declassificati hanno mostrato che i servizi segreti spagnoli avevano segnalato già il 29 luglio la possibilità di ingressi di massa, dopo aver individuato messaggi diffusi sui social network che invitavano a raggiungere Ceuta.
Resta invece controverso il ruolo delle autorità marocchine. Un rapporto della polizia spagnola ha parlato di una sostanziale passività delle forze di sicurezza marocchine durante gli attraversamenti, mentre Rabat ha respinto le accuse di aver favorito la crisi. Anche Sánchez ha dichiarato di non avere prove di un coinvolgimento deliberato del Marocco.
Il dibattito al Parlamento europeo
La crisi è arrivata ora al centro della plenaria di Strasburgo. Il Parlamento europeo ha previsto un confronto con Consiglio e Commissione proprio sulle conseguenze degli eventi di Ceuta e sulla necessità di una risposta coordinata a livello comunitario.
Tra i temi sul tavolo ci sono la protezione delle frontiere esterne dell’Ue, il possibile utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione politica, il ruolo di Frontex e la cooperazione con i Paesi terzi.
Il confronto non si esaurirà con il dibattito di martedì 15 settembre: il Parlamento europeo voterà una risoluzione sulla crisi di Ceuta giovedì 17 settembre.
