“A questo punto c’è un atto conclusivo della procura generale del CONI che ha contestato due cose fondamentali. Una, che il Presidente Malagò non era tesserato all’atto della candidatura e che pertanto non essendo stato tesserato non è sanzionabile. È chiaro che non mi addentro a commentare neanche io, perché mi avvarrò sia degli uffici del CONI ma anche di professionisti di chiara fama, per poter poi sostenere quello che c’è da fare. Ricordando una cosa molto semplice, che il CONI è un ente pubblico che vigila sulle federazioni e che il Presidente è un pubblico ufficiale che deve fare il suo dovere. Io non ho diritti, ho doveri. Posso immaginare che come in una partita di calcio c’è chi tifa per uno, c’è chi tifa per un altro, però noi non dobbiamo tifare, noi dobbiamo far rispettare. Perché in un mondo in cui si sta un po’ allentando il rispetto per le regole, lo sport sta tenendo ancora duro e quando parliamo degli esempi ai nostri giovani, alle ragazze e ai ragazzi che devono crescere in un mondo migliore, con i valori eccetera, poi dobbiamo essere coerenti, perché poi gli dobbiamo dare degli esempi di coerenza con quello che diciamo. Non lo so se per Malagò si mette bene o male, non lo voglio sapere, perché altrimenti sarei influenzato. Quando subisci qualche cosa e che ti senti magari a posto personalmente, è chiaro che sei arrabbiato, ma non è arrabbiato con me, questo ve lo assicuro, né io sono arrabbiato con lui, perché comunque abbiamo fatto un po’ di storia insieme e conosco perfettamente Giovanni. Di certo questo non fa bene né al calcio, né al mondo sportivo. Quanto alla bocciatura di Roma ai mondiali di Atletica, quando gli organismi internazionali assegnano l’allocazione di un mondiale, di un europeo, ci sono tante componenti. A volte non scegli quello che ha i migliori requisiti, a volte scegli per altri motivi, per un messaggio al continente, per un messaggio, un supporto a una via di sviluppo per paesi che riteniamo ancora in fase di sviluppo”.