“Il 22 giugno si è svolta l’assemblea elettiva che ha portato all’elezione del Dottor Giovanni Malagò alla carica di Presidente federale. Dopo la proposizione dei ricorsi in ambito endofederale, l’Avvocato Miele ha impugnato la decisione della Corte federale d’appello dinanzi al Collegio di Garanzia dello Sport. In tale sede ha insistito tra l’altro sulla mancanza in capo al Dottor Malagò del requisito fondamentale costituito dall’esistenza di un rapporto di tesseramento alla data di presentazione della candidatura, come previsto dall’articolo 29,1 dello Statuto federale e dei principi fondamentali del CONI. Il Procuratore federale ha espressamente riconosciuto che il Dottor Giovanni Malagò non risultava tesserato per la FIGC alla data di presentazione della candidatura. Ha tuttavia sostenuto che a suo avviso il tesseramento non dovesse essere considerato un requisito fondamentale ai fini della candidabilità e della eleggibilità. Il Procuratore generale dello Sport si è opposto all’intendimento di archiviazione della Procura federale. Ha infatti rilevato che dalla lettura dell’atto trasmesso non emergeva alcuna valutazione in merito alla veridicità delle affermazioni dell’Avvocato Miele e conseguentemente alla sua posizione disciplinare. Sempre il Procuratore generale ha inoltre dichiarato di non condividere la ricostruzione giuridica formulata dalla Procura federale, ritenendo il tesseramento un requisito imprescindibile ai fini della candidabilità e della eleggibilità. Alla luce di quanto espressamente riconosciuto dallo stesso Procuratore federale, risulta pertanto incontestabile ed accertato che il Dottor Malagò non fosse tesserato al momento della presentazione della candidatura.
In data 11 settembre il Procuratore federale ha ribadito il proprio intendimento di procedere all’archiviazione del procedimento. Dopo tre giorni, in data 14 settembre, il Procuratore generale dello Sport ha ritenuto irragionevole l’intenzione della Procura federale di procedere all’archiviazione del procedimento. Ha quindi avvocato a sé il procedimento e ha disposto l’applicazione di un Procuratore nazionale del CONI. Ha inoltre evidenziato che la FIGC, pur avendo formalmente recepito i principi fondamentali del CONI, non li ha concretamente applicati al caso in esame, con particolare riferimento alla corretta interpretazione del requisito del tesseramento. Tali principi fondamentali appaiono pertanto essere stati violati. Il CONI è un ente pubblico e il sottoscritto è un pubblico ufficiale. Poi qualcuno dice che è politica, qualcuno dice che è strumentale, qualcuno dice che è superficiale. Io devo fare il pubblico ufficiale, se no qualcuno mi dice che non sto facendo il mio lavoro e non sarebbe bello. Per questo motivo il CONI, che è un ente pubblico, che deve fare vigilanza sulle federazioni, è ora tenuto a effettuare gli opportuni approfondimenti giuridici dei cui esito conto di darvi informazione appena possibile. Ci affideremo, grazie anche agli uffici, a dei giuristi unanimemente e pubblicamente riconosciuti come tali del diritto sportivo. È chiaro che la persona, ma la federazione, meritano rispetto. Non è la fretta, ma è la certezza del diritto ed è la certezza di quello che dobbiamo andare a fare che mi spingeranno a guidare questi giorni che mi auguro non siano tanti”. Lo ha dichiarato il presidente del Coni Luciano Buonfiglio in conferenza stampa dopo l’assemblea federale.
Cerco di far bene il mio dovere nell’interesse dell’ente che rappresento, ma soprattutto nel mondo sportivo italiano, i cui principi sono importantissimi.