Il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale con 113 sì dopo aver completato ieri l’esame degli emendamenti e degli ordini del giorno. Il voto finale è stato preceduto dalle tensioni in Aula. Il provvedimento passa alla Camera in terza lettura, per la conferma delle modifiche introdotte a Palazzo Madama.
Via libera del Senato alla legge elettorale con 113 sì
La riforma elettorale introduce le preferenze con i capolista bloccati e ridisegna i confini dei collegi della provincia di Bolzano. L’articolo 6, approvato respingendo tutti gli emendamenti, riduce le ripartizioni della circoscrizione Estero da 4 a 2 per la Camera, Europa ed extra Unione europea, e da 4 a una sola area per il Senato.
È stata confermata la norma sul voto fuori sede: occorre essere temporaneamente domiciliati nel luogo in cui si intende votare da almeno 9 mesi, tre per chi è fuori dal Comune per cure. L’iscrizione nell’apposito Albo deve avvenire entro 30 giorni dalla maturazione dei requisiti e ad almeno 45 giorni dalle elezioni.
Un emendamento riformulato dal governo, a prima firma della senatrice di FdI Domenica Spinelli, estende la possibilità agli assistenti familiari. Per almeno tre mesi, comprendenti la data delle elezioni, devono assistere una «persona sottoposta ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico o riabilitativo presso una struttura situata in un comune appartenente ad una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali sono iscritti».
La misura comprende i «genitori o familiari conviventi di un minore che, per il medesimo periodo, accompagnino o prestino attività di cura e assistenza in suo favore perché sottoposto ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico presso una struttura sanitaria situata in un comune appartenente ad una regione diversa» da quella d’iscrizione elettorale. Le opposizioni si sono astenute.
Le firme quadruplicate e la protesta di Onorato
La revisione della raccolta delle firme quadruplica le sottoscrizioni richieste a chi non è presente in Parlamento. Per candidarsi ovunque, sia alla Camera sia al Senato, i nuovi partiti devono procurarsi almeno 450mila firme.
Alessandro Onorato ha protestato ieri davanti al Senato con i sostenitori di Progetto Civico Italia, durante l’esame dello Stabilicum. Dalla piazza sono arrivati i cori «Mattarella, Mattarella». Alla manifestazione si è unito il leader M5s Giuseppe Conte, che ha contestato una «norma antidemocratica, illiberale e incostituzionale».
Onorato ha definito la misura un «salva-casta», escludendo però di voler fare «operazioni tattiche» per aggirare l’obbligo. Nei giorni scorsi era trapelata l’ipotesi di una componente parlamentare a suo nome, con l’aiuto di Pd e M5s: gli consentirebbe di raccogliere soltanto 1.500 firme a collegio. L’ipotesi non trova al momento conferme concrete.
Sulla norma si sarebbe concentrata anche l’attenzione del Colle. Il Quirinale, secondo la prassi, attende l’approvazione definitiva delle Camere e la trasmissione del testo finale prima di pronunciarsi.
Il calendario alla Camera e l’ipotesi dei ricorsi
La discussione generale a Montecitorio è prevista per il 28 settembre. La ministra delle Riforme Elisabetta Casellati considera difficile un cambiamento: una modifica sulle firme «al momento non è nell’aria» e non si attende «sussulti» nell’esame alla Camera. Senza sorprese, l’approvazione definitiva dovrebbe arrivare entro la metà di ottobre, prima che entri nel vivo la sessione di bilancio.
Le opposizioni prospettano i ricorsi. Il presidente dei senatori Dem Francesco Boccia, presente alla protesta di Onorato, ha dichiarato: «Se loro andranno avanti senza ascoltare tutti i rilievi che le opposizioni fanno, non ci resterà altro che fare ricorso alla Corte costituzionale e sostenere tutti i ricorsi che pioveranno».
