L’importo base massimo riconosciuto dall’INPS per un figlio minorenne potrebbe passare da 203,80 a 209,71 euro nel 2027, senza considerare le maggiorazioni. È l’effetto della rivalutazione ipotizzata al 2,9%, una percentuale ancora da confermare. L’adeguamento annuale all’inflazione riguarderà anche le soglie ISEE utilizzate per determinare la somma spettante alle famiglie con figli a carico.
Per l’assegno unico nel 2027, dunque, gli importi definitivi dipenderanno dal valore ufficiale della rivalutazione. Le stime disponibili indicano un aumento superiore a quelli applicati nei due anni precedenti.
Come si calcola la rivalutazione e quali importi cambierebbero
La prestazione viene adeguata ogni anno alla variazione dell’indice del costo della vita, ossia dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. È questo il riferimento utilizzato per aggiornare gli importi dell’assegno riconosciuto alle famiglie con figli a carico.
Le previsioni dell’ultimo periodo collocano la possibile rivalutazione al 2,9%, contro l’1,4% applicato nel 2026 e lo 0,8% del 2025. Se la stima fosse confermata, l’incremento risulterebbe quindi più consistente rispetto agli ultimi anni. La percentuale, però, non è ancora ufficiale.
Il valore definitivo sarà stabilito con un apposito decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, atteso nei prossimi mesi e comunque entro la fine dell’anno. Il provvedimento interessa anche i pensionati e le pensionate, perché lo stesso meccanismo determina l’adeguamento al rialzo delle pensioni.
Il punto di partenza è l’importo base del 2026 per ciascun figlio minorenne, senza maggiorazioni: il minimo è di 58,30 euro, il massimo di 203,80 euro. Applicando la variazione ipotizzata, il primo salirebbe a 59,99 euro e il secondo a 209,71 euro. Si tratta di valori legati alla conferma del 2,9%, non di somme già fissate per il nuovo anno.
Le nuove soglie ISEE e le maggiorazioni per i figli
Le famiglie non ricevono tutte lo stesso assegno: la somma viene determinata sulla base di specifici fattori, tra cui il valore ISEE del nucleo. La rivalutazione non modifica soltanto gli importi, ma aggiorna anche le soglie ISEE che regolano l’accesso al massimo e al minimo della prestazione.
Il limite per ottenere l’importo massimo è fissato nel 2026 a 17.468,51 euro. Con l’adeguamento ipotizzato al 2,9%, salirebbe a 17.975,09 euro. La soglia pari o superiore alla quale viene riconosciuto il minimo passerebbe invece da 46.582,71 a 47.933,60 euro. Il minimo spetta anche in assenza di ISEE.
L’incremento interesserebbe inoltre le maggiorazioni per i figli con disabilità di età inferiore a 21 anni. Per quelli non autosufficienti, la somma mensile passerebbe dagli attuali 122,30 euro a 125,84 euro. In caso di disabilità grave, l’importo salirebbe da 110,60 a 113,80 euro; per la disabilità media, da 99,10 a 101,97 euro.
La maggiorazione per i figli successivi al secondo passerebbe da 99,10 a 101,97 euro. Quella prevista per i figli di madri con meno di 21 anni aumenterebbe da 23,30 a 23,97 euro, mentre il beneficio per il secondo percettore di reddito salirebbe da 34,90 a 35,91 euro. Anche questi importi sono calcolati sulla variazione ipotetica del 2,9% e dipendono dalla sua conferma.
I pagamenti da febbraio e le scadenze per aggiornare l’ISEE
Gli assegni con gli importi adeguati all’inflazione saranno erogati a partire da febbraio 2027. Il recupero delle somme spettanti dall’inizio dell’anno avverrà con la mensilità di marzo, quando le famiglie riceveranno il conguaglio con gli arretrati.
Per ottenere la somma aggiornata è necessario presentare l’ISEE relativo al nuovo anno. La scadenza da rispettare è la fine di febbraio: chi presenta la dichiarazione entro questo termine potrà ricevere l’assegno con l’importo adeguato. In assenza di un ISEE aggiornato, invece, da marzo verrà corrisposto il minimo della prestazione.
La mancata presentazione entro febbraio non impedisce di recuperare gli arretrati, purché si provveda entro il termine successivo. Le famiglie avranno infatti tempo fino al 30 giugno per aggiornare la dichiarazione e ottenere tutte le somme arretrate spettanti. Il calendario distingue quindi il termine utile per evitare il pagamento al minimo da quello per recuperare gli importi dovuti.
Chi non presenterà l’ISEE aggiornato neppure entro il 30 giugno continuerà a ricevere l’importo minimo e non potrà ottenere alcun arretrato.
