Mps non prevede di chiudere sportelli di Banco Bpm né di ridimensionare la rete di consulenti finanziari di Banca Generali nell’ambito delle due operazioni annunciate dal Monte dei Paschi di Siena. È uno dei chiarimenti forniti dalla banca in una nota diffusa su richiesta della Consob, nella quale vengono precisati anche gli effetti che un eventuale successo dell’Opas di Intesa Sanpaolo potrebbe avere sulle offerte.
Il Monte ribadisce infatti che le Ops su Banco Bpm e Banca Generali hanno “carattere irrevocabile” e non sono subordinate al mancato perfezionamento dell’offerta lanciata da Intesa su Mps.
Mps: “Non prevediamo chiusure di sportelli Banco Bpm”
Sul fronte dell’integrazione con Banco Bpm, Mps esclude al momento un piano di chiusura degli sportelli, fatta eccezione per eventuali interventi che potrebbero essere richiesti dall’Antitrust.
Secondo il Monte, anche questi ultimi dovrebbero comunque essere limitati grazie alla complementarietà delle reti distributive delle due banche. Per Mps, un’aggregazione con Banco Bpm rappresenterebbe “un’opportunità industriale e strategica di rilevante valore” per entrambi gli istituti e per i rispettivi azionisti.
La banca ritiene inoltre la propria offerta coerente con la proposta di fusione alla pari avanzata da Banco Bpm. Il rafforzamento della scala operativa e la complementarietà della presenza territoriale, sostiene Mps, permetterebbero al nuovo gruppo di aumentare la capacità di concedere credito a famiglie e piccole e medie imprese e di accompagnare i clienti nella gestione del risparmio.
Banca Generali resterebbe autonoma
Una linea analoga viene indicata per Banca Generali, destinata nei piani del Monte a diventare il “baricentro” delle attività di wealth management del gruppo.
Mps precisa che non è previsto alcun intervento di razionalizzazione della rete dei consulenti finanziari. L’operazione viene descritta come un “add-on”, cioè un innesto sul gruppo Mps pensato per preservare la completa autonomia del business di Banca Generali e, in particolare, della sua rete di consulenti, considerata un elemento distintivo della società.
Le Ops restano anche se Intesa conquista Mps
Uno dei chiarimenti più rilevanti riguarda l’incrocio con l’Opas di Intesa Sanpaolo su Mps. Le offerte del Monte su Banco Bpm e Banca Generali sono irrevocabili e non dipendono dal mancato successo dell’operazione di Intesa.
Di conseguenza, anche se l’Opas di Intesa dovesse concludersi prima delle due Ops determinando un cambiamento del controllo di Mps, le offerte non decadrebbero automaticamente e non diventerebbero inefficaci o revocabili per questo solo motivo.
Resterebbero naturalmente valide le condizioni di efficacia già previste, le eventuali possibilità di rinuncia o modifica consentite dalla normativa e le prerogative delle autorità di vigilanza. Tra le condizioni delle offerte, sottolinea Mps, non figura il mancato perfezionamento dell’Opas di Intesa.
Il peso dell’offerta di Intesa sui valori delle Ops
Il Monte ha fornito alla Consob anche un confronto sui valori delle proprie offerte prima dell’annuncio dell’operazione di Intesa. L’Opas, che riconosceva un premio del 12,5% rispetto alle quotazioni di Mps, ha infatti contribuito alla crescita del titolo e, di conseguenza, ha modificato il valore implicito delle azioni utilizzate come corrispettivo nelle Ops.
Prendendo come riferimento i valori di Borsa del 5 giugno, prima dell’annuncio dell’offerta di Intesa, l’Ops su Banco Bpm sarebbe risultata a sconto dell’8,1%, mentre quella su Banca Generali avrebbe presentato uno sconto del 3,2%.
Considerando invece i prezzi medi ponderati di Mps a uno, tre, sei e dodici mesi dal 5 giugno, lo sconto sull’offerta per Banco Bpm sarebbe compreso tra il 5,7% e il 10,4%, mentre per Banca Generali oscillerebbe tra l’1,6% e il 7,9%.
La fotografia cambia prendendo come riferimento l’ultimo prezzo ufficiale disponibile, quello di venerdì: in questo caso emerge un premio implicito del 3,4% per gli azionisti di Banco Bpm e del 12,8% per quelli di Banca Generali. Mps avverte però che questi valori non sono depurati dagli effetti che l’offerta di Intesa potrebbe aver prodotto sulle quotazioni.
