Lilli Gruber guarda alle prossime sfide politiche italiane ed europee e mette in guardia dalla crescita delle forze di estrema destra. In un’intervista al Corriere della Sera, la conduttrice di Otto e mezzo affronta il futuro del centrosinistra, il ruolo del centro nel campo largo, il governo di Giorgia Meloni e l’ascesa di Roberto Vannacci. Ma allarga lo sguardo anche alla Germania, alla Francia e agli Stati Uniti.
Uno dei passaggi più netti riguarda proprio la costruzione dell’alternativa al centrodestra. Secondo Gruber, il dibattito sul perimetro della coalizione rischia di trasformarsi in un confronto tra personalismi, ma resta un dato politico: “senza una componente moderata il centrosinistra in Italia, e non solo, perde”.
Gruber su Meloni e Vannacci
Interpellata su Giorgia Meloni, Gruber evita giudizi personali e sposta l’attenzione sull’operato del governo. La presidente del Consiglio, sostiene, “va giudicata su quello che ha fatto” dopo quattro anni a Palazzo Chigi.
Molto duro anche il giudizio su Roberto Vannacci, descritto come il leader di una forza di estrema destra in forte crescita. Per Gruber il fenomeno sarebbe anche il riflesso dell’incapacità della politica italiana di fornire risposte concrete ai problemi dei cittadini, lasciando spazio alla ricerca dell’“uomo della provvidenza” e del capo forte.
La giornalista considera secondaria la discussione sull’etichetta da attribuire all’ex generale. A preoccuparla sono piuttosto le sue proposte, che definisce un insieme di “slogan vuoti, proposte irrealizzabili” accompagnati da posizioni razziste, xenofobe, discriminatorie e sessiste.
Un eventuale accordo tra Vannacci e Meloni rappresenterebbe, secondo Gruber, una contraddizione profonda per la premier, perché metterebbe in discussione la sua immagine di leader conservatrice moderata ed europeista.
L’allarme sull’AfD e le destre europee
Lo sguardo si sposta poi sulla Germania e sulla crescita dell’AfD. Gruber contesta ogni tentativo di normalizzazione del partito tedesco e richiama le posizioni sulla “remigrazione”, le istanze xenofobe e ultranazionaliste e le nostalgie del Terzo Reich.
La conduttrice sottolinea inoltre quello che considera uno dei paradossi delle democrazie: essere tolleranti anche nei confronti di forze che potrebbero metterne in discussione le fondamenta.
Quanto alla Francia, Gruber riconosce le differenze tra il Rassemblement National e l’AfD, oltre al ruolo del sistema elettorale francese nel rendere più difficile l’affermazione delle forze estreme.
“Sull’immigrazione la sinistra è spesso afona”
Gruber non risparmia però critiche nemmeno alla sinistra, soprattutto sul tema dell’immigrazione. La giornalista riconosce la necessità di governare i flussi tenendo insieme sicurezza e diritto internazionale, ricordando allo stesso tempo il contributo dei migranti all’economia italiana.
Su questo terreno, ammette, “la sinistra è spesso drammaticamente afona o balbettante”. Una debolezza che, nella sua analisi, lascia spazio alla propaganda della destra.
Quanto alle possibili primarie del centrosinistra, Gruber non si schiera tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, ma insiste sulla necessità che gli elettori conoscano candidati e programma. E su un suo possibile ingresso in politica chiude la porta: “Faccio la giornalista con passione e serietà. È quello che si aspetta il mio pubblico. E non ho intenzione di cambiare”.
